
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto fiscale che rinvierebbe l’entrata in vigore della tassa di 2 euro sui pacchi provenienti da Paesi extra UE. La misura, presentata come strumento per regolare l’e‑commerce internazionale, era stata duramente criticata da consumatori e piccole imprese: il governo parla ora di “miglioramento della calibratura” della norma, lasciando aperta la porta a un ritorno futuro sulla tassazione dei pacchi.
Il governo ha approvato il decreto fiscale che prevede – almeno per ora – il rinvio della tassa di 2 euro sui pacchi provenienti da Paesi extra Unione Europea. La misura era stata ideata come risposta alla crescita esponenziale degli acquisti online tramite piattaforme internazionali e come strumento per ridurre le importazioni di basso valore considerate potenzialmente elusive sul piano fiscale. Tuttavia, la norma aveva raccolto critiche trasversali da parte di associazioni di consumatori, e‑commerce e piccole imprese, che ne paventavano l’impatto sui prezzi finali e sulla competitività.
Il ministro dell’Economia ha spiegato che il rinvio serve a “rivedere la calibratura” della tassa, per evitare un peso eccessivo su fasce di consumatori già sotto pressione e per evitare distorsioni nel mercato domestico. Non è escluso, tuttavia, che la questione rientri in agenda nei prossimi mesi, magari con un’impostazione meno rigida o con franchigie più elevate. Intanto, il decreto conferma altre misure di aumento della pressione fiscale, che mantengono alta la tensione nel mondo imprenditoriale e nella società civile.
L’associazione dei consumatori più rappresentata ha parlato di “semivittoria”: il rinvio è visto come un segnale positivo, ma resta il timore che le aziende possano comunque traslare su prezzi finali eventuali rincari o costi aggiuntivi. Allo stesso tempo, le piattaforme internazionali di e‑commerce hanno salutato l’annuncio con cautela, poiché una futura reintroduzione della tassa potrebbe costringere a modificare le logiche di spedizione e prezzi.
Il decreto fiscale, nel suo complesso, rivela il tentativo del governo di coniugare esigenze di bilancio e controllo dell’e‑commerce con la necessità di evitare un’impennata di malcontento sociale. La questione della tassa sui pacchi resta quindi aperta, destinata a tornare sulla scena politica non appena la pressione sui conti pubblici tornerà a farsi sentire.


