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Linea gialla in Libano: Israele vieta il ritorno degli sfollati

Israele impone la linea gialla al Sud Libano, vietando il rientro degli sfollati in 55 villaggi sotto controllo IDF dopo la tregua con Hezbollah.

Israele ha annunciato questa mattina la creazione della ‘linea gialla’ al Sud Libano, una demarcazione temporanea che vieta il ritorno degli sfollati libanesi in 55 villaggi sotto controllo delle Forze di difesa israeliane (IDF). La misura, imposta per motivi di sicurezza dopo un mese di scontri con Hezbollah, segue la Blue Line dell’Onu spostandosi più a sud e impedisce accessi ai territori contesi. L’annuncio giunge nel contesto del ritorno parziale degli sfollati al Sud Libano, con code chilometriche sulle strade nonostante i danni alle infrastrutture.

Il conflitto, iniziato il mese scorso con gli attacchi di Hezbollah a Israele in solidarietà con l’Iran, ha causato oltre 2.100 morti e più di un milione di sfollati nel Libano meridionale. Migliaia di persone hanno iniziato a dirigersi verso sud dalle prime ore del mattino, congestionando le strade vicino a villaggi come Qasmiyeh e Zefta, come riferito dal portavoce Onu Stephane Dujarric. La tregua, annunciata ieri dal presidente statunitense Donald Trump con lo stop ai bombardamenti israeliani, resta fragile, con irritazione espressa dal premier Benyamin Netanyahu.

La linea gialla e il modello di Gaza

La ‘linea gialla’ ricalca il modello adottato nella Striscia di Gaza, dove delimita zone sotto controllo militare israeliano inaccessibili ai civili nell’ambito del cessate il fuoco. Funzionari IDF hanno dichiarato in un briefing stampa che “il modello della ‘linea gialla’ di Gaza sarà replicato anche in Libano”, definendo una linea fino alla quale operano le proprie forze. La misura blocca il rientro nei villaggi libanesi nelle aree occupate, citando minacce terroristiche persistenti da parte di Hezbollah.

Netanyahu ha ribadito in una dichiarazione video che “il lavoro per disarmare Hezbollah non è ancora finito e che la strada verso la pace è ancora lunga”. Ha aggiunto: “In una mano impugniamo l’arma, l’altra è tesa in segno di pace”. L’IDF ha segnalato su X diversi episodi di violazioni del cessate il fuoco da parte di militanti Hezbollah che si avvicinavano da nord della linea gialla, ponendo minacce immediate ai soldati.

Tensioni con Unifil e Beirut

La missione Unifil monitora la situazione, ma incidenti recenti complicano il quadro. Tre caschi blu francesi sono stati coinvolti in scontri armati, probabilmente con Hezbollah, mentre un soldato francese è morto in uno scontro tra IDF e militanti. Il presidente libanese ha definito la tregua “una nuova fase”, dopo ondate di colpi israeliani che hanno ucciso quasi 2.300 persone.

Beirut contesta la linea gialla, che crea tensioni dirette con Israele e ritarda il ritorno completo degli sfollati. Il Libano affronta carenze estreme: case, scuole, ospedali distrutti dai bombardamenti, con mancanza di cibo e medicine.

Crisi umanitaria in aggravamento

I bisogni umanitari colpiscono oltre 1,3 milioni di sfollati, con rischi di fame e instabilità sociale in aumento. Il portavoce per le crisi Onu denuncia che “non basta una tregua temporanea”, mentre le violazioni del cessate il fuoco persistono nonostante gli sforzi di monitoraggio. Circa 90.000 sfollati sono tornati parzialmente, ma la linea gialla blocca ulteriori rientri nelle zone più contese.


Fonti e approfondimenti

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