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Dl sicurezza, perché Mattarella lo ha fermato

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fermato il decreto Sicurezza, segnalando dubbi costituzionali sulla norma.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fermato il decreto Sicurezza dopo un colloquio durato oltre un’ora con il sottosegretario Alfredo Mantovano il 19 aprile 2026, segnalando dubbi costituzionali sulla norma che prevede un premio di 615 euro agli avvocati i cui assistiti migranti aderiscono a programmi di rimpatrio volontario assistito.

Secondo fonti dal Quirinale, il testo così com’è non passerebbe il vaglio presidenziale per rischio di incostituzionalità, in quanto la misura condizionerebbe l’indipendenza del difensore, violando l’articolo 24 della Costituzione sul diritto di difesa e il principio di uguaglianza, come denunciato anche dall’Unione Camere Penali Italiane e dal Consiglio Nazionale Forense. Mattarella ha invitato a una riscrittura immediata per evitare il blocco della firma o un rinvio alle Camere, tutelando i principi fondamentali dello Stato di diritto.

Contesto della norma

La disposizione, inserita nel Decreto-legge 24 febbraio 2026 n. 23 approvato dal Senato il 17 aprile, delega il Consiglio Nazionale Forense a corrispondere il compenso agli avvocati che assistono lo straniero nella richiesta di rimpatrio volontario, pagabile solo una volta partito il migrante. L’obiettivo governativo era incentivare i rimpatri volontari per ridurre l’immigrazione irregolare, ma ha suscitato proteste bipartisan: Pd e +Europa la definiscono “premio per remigrazione forzata”, mentre avvocati trentini e l’Associazione Avvocati dei Diritti Umani parlano di “deriva illiberale” che trasforma il legale in esecutore di politiche statali. Il Cnf ha chiarito di non essere stato consultato e di non condividerne il contenuto.

Le mosse del Governo Meloni per risolvere lo stallo

Il governo Meloni, con Mantovano come “pontiere”, studia emendamenti correttivi come un riconoscimento non condizionato del lavoro legale o un rinvio dell’attuazione, per superare i dubbi del Colle senza far decadere il decreto entro il 25 aprile. La maggioranza punta a un ordine del giorno in Commissione alla Camera per accelerare, con possibile nuovo passaggio al Senato, mentre FdI invia una delegazione in Albania per centri di rimpatrio. Crosetto ha minimizzato: “Il decreto non sarà modificato”, ma fonti indicano un Cdm imminente (21-22 aprile) per un testo rivisto e un voto di fiducia alla Camera.

Fonti e approfondimenti

Corriere della Sera

Avvenire

Radio Popolare

Agorà Magazine

AGI

Il T Quotidiano

Il Foglio

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Il Foglio

Adnkronos

Il Fatto Quotidiano

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AGI

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