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La salute mentale dei padri può pesare sui figli per anni

Uno studio Usa collega la depressione paterna a più problemi comportamentali a scuola.

La salute mentale dei padri continua a essere molto meno discussa di quella materna, ma i dati stanno iniziando a mostrare quanto possa incidere anche sul percorso dei figli. Uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine ha rilevato che i bambini esposti a sintomi depressivi del padre all’ingresso nella scuola primaria hanno più probabilità di mostrare, negli anni successivi, difficoltà comportamentali e sociali segnalate dagli insegnanti.

La ricerca è stata condotta da un gruppo guidato da Kristine Schmitz della Rutgers Robert Wood Johnson Medical School e ha analizzato i dati di 1.422 padri e dei loro figli all’interno del Future of Families and Child Wellbeing Study, una grande coorte statunitense. I ricercatori hanno considerato i sintomi depressivi dei padri quando i bambini avevano 5 anni e hanno poi confrontato quei dati con le valutazioni degli insegnanti quando gli stessi bambini ne avevano 9.

Cosa ha trovato lo studio

Dopo aver corretto i risultati per altre variabili familiari e anche per la depressione materna, lo studio ha rilevato associazioni significative tra depressione paterna e peggiori indicatori comportamentali a scuola. In particolare, i figli dei padri con sintomi depressivi mostravano punteggi più alti nei comportamenti oppositivi e iperattivi e, in media, competenze sociali più basse.

Nel dettaglio, lo studio riporta un aumento del 36% nel punteggio dei comportamenti oppositivi, del 37% in quello dell’iperattività e del 25% nei sintomi collegati all’ADHD. Sul versante sociale, le valutazioni degli insegnanti indicavano un calo dell’11% nelle abilità positive e un aumento del 25% nei comportamenti problematici. Non significa che la depressione di un padre determini da sola il percorso del figlio, ma suggerisce che il benessere mentale paterno può avere effetti visibili anche anni dopo.

Perché conta più di quanto sembri

Il punto interessante è che questo lavoro guarda oltre il periodo immediatamente successivo alla nascita, dove si concentra la maggior parte degli studi sul tema. Qui invece il focus è su una fase spesso trascurata: l’ingresso a scuola, quando i bambini iniziano a misurarsi ogni giorno con regole, autonomia, relazioni con i coetanei e osservazione costante da parte degli adulti fuori casa.

Secondo gli autori, è proprio questo passaggio a rendere più leggibili alcuni effetti. Un padre che sta male può avere più difficoltà a offrire sostegno emotivo costante, a gestire la routine familiare o a contenere lo stress domestico. Questo non si traduce automaticamente in un danno, ma può contribuire a un contesto meno stabile per il bambino.

Un tema che resta sottovalutato

La depressione paterna continua a essere sottostimata sia culturalmente sia nei percorsi di cura. Gli stessi autori ricordano che negli Stati Uniti tra l’8% e il 13% dei padri sperimenta depressione nei primi anni di vita dei figli, quota che può crescere molto quando anche la madre soffre di depressione post partum. Eppure screening, ascolto e supporto restano pensati soprattutto intorno alla figura materna.

Il dato più utile che esce da questa ricerca non è allarmistico ma pratico: prendere sul serio il malessere psicologico dei padri non riguarda solo loro. Può voler dire intervenire prima, con benefici possibili per l’intera famiglia e anche per il percorso scolastico dei figli.

Fonti e approfondimenti

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