La guerra con l’Iran è arrivata dentro il luogo che, almeno in teoria, dovrebbe servire a contenere i rischi della proliferazione nucleare. Il 27 aprile 2026 si è aperta alle Nazioni Unite, a New York, l’undicesima conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare, il TNP. Ma il clima di partenza è già quello dello scontro frontale tra Stati Uniti e Iran, non quello di una conferenza costruita per ricomporre equilibri.
La conferenza sul TNP si apre nel momento peggiore
Sul piano formale, l’appuntamento era previsto da tempo: l’Onu ricorda che la conferenza si svolge dal 27 aprile al 22 maggio 2026. Sul piano politico, però, si apre nel momento peggiore possibile. Il segretario generale António Guterres, intervenendo alla sessione inaugurale, ha messo in guardia dal ritorno della minaccia nucleare e dall’aumento delle testate, chiedendo agli Stati di ritrovare un terreno comune su disarmo e non proliferazione.
Il problema è che, nel contesto attuale, quel terreno comune quasi non esiste più. La crisi legata al programma nucleare iraniano, già esplosiva prima della guerra, è entrata nella conferenza come tema dominante.
Lo scontro tra Washington e Teheran al Palazzo di Vetro
L’Associated Press ha raccontato che Stati Uniti e Iran si sono scontrati subito, già all’avvio dei lavori. Uno dei motivi di attrito è stata l’elezione di Teheran come uno dei 34 vicepresidenti della conferenza, davanti a un tavolo che riunisce 191 Paesi parte del trattato. Washington ha contestato duramente quella scelta, sostenendo che l’Iran abbia mostrato disprezzo per i propri impegni di non proliferazione. Teheran, dal canto suo, ha definito le accuse statunitensi politicamente motivate e ha rilanciato denunciando come violazione del diritto internazionale gli attacchi americani e israeliani ai suoi impianti nucleari.
Questo significa che la sede pensata per discutere regole condivise è diventata fin dal primo giorno un’estensione del confronto strategico già in corso fuori dal palazzo di vetro. Non si parla più soltanto di controlli, ispezioni e obblighi del trattato: si parla di legittimità, di forza e di equilibrio internazionale.
Perché il quadro sul nucleare è più fragile di prima
La fragilità del momento dipende dal fatto che i due livelli, quello diplomatico e quello militare, si stanno ormai sovrapponendo. Mentre a New York si aprono i lavori del TNP, sullo sfondo restano la guerra, il nodo dello Stretto di Hormuz e il confronto irrisolto sul programma nucleare iraniano. In un quadro simile, anche il linguaggio della conferenza cambia: meno revisione, più scontro.
Per questo l’apertura del TNP non è soltanto una notizia di diplomazia internazionale. È il segnale che la crisi con l’Iran ha raggiunto anche il foro multilaterale che dovrebbe impedire l’erosione delle regole nucleari globali. E se la conferenza parte così, il rischio è che l’appuntamento nato per rafforzare il trattato finisca invece per misurare, in modo ancora più netto, quanto quel sistema oggi sia sotto pressione.


