Dopo dodici ore di negoziato, Unione europea e Parlamento non hanno trovato un accordo sulle modifiche che dovrebbero alleggerire l’applicazione delle regole europee sull’intelligenza artificiale. Il confronto, andato avanti martedì 28 aprile e chiuso senza intesa nella notte sul 29, riprenderà il mese prossimo.
Formalmente si tratta del secondo trilogo sul cosiddetto AI digital omnibus, il pacchetto con cui Bruxelles vuole semplificare alcune norme già approvate per renderle più gestibili per imprese e operatori economici. Politicamente, però, il dossier è diventato molto di più: una prova di forza su quanto l’Europa sia disposta a rendere più flessibile la sua regolazione sull’AI in nome della competitività.
Perché il trilogo è saltato
Secondo la ricostruzione di Reuters, il negoziato si è bloccato perché alcuni Paesi e una parte degli eurodeputati hanno insistito per escludere dal perimetro della disciplina AI i settori già coperti da altre regole specifiche, come quelle sulla sicurezza dei prodotti. È qui che il compromesso si è inceppato.
Il Parlamento europeo ha convocato per mercoledì 29 aprile una conferenza stampa dei relatori Arba Kokalari e Michael McNamara per fare il punto sull’esito del confronto. Il calendario stesso dice quanto il passaggio sia delicato: c’è la volontà di chiudere in tempi rapidi, perché l’obiettivo è far entrare in vigore le modifiche prima di agosto, ma la distanza politica resta aperta.
Il nodo delle esenzioni industriali
Il punto non è soltanto tecnico. La richiesta di esentare o alleggerire gli obblighi per comparti già regolati rivela la pressione crescente di chi considera l’attuale cornice europea troppo onerosa, soprattutto per le imprese chiamate a competere con Stati Uniti e Asia.
Il Consiglio, nella sua posizione di marzo, aveva già parlato apertamente di semplificazione, certezza giuridica e riduzione degli oneri amministrativi, in linea con la più ampia agenda europea sulla competitività. Il Parlamento, però, teme che la semplificazione finisca per svuotare la portata delle regole proprio nei campi più sensibili, quelli che il regolamento considera ad alto rischio.
Cosa dice questo stallo della linea europea
Lo stop della notte mostra che la linea europea sull’AI è entrata in una fase nuova. Non si discute più soltanto se regolamentare l’intelligenza artificiale, ma quanto sacrificare della struttura originaria dell’AI Act per adattarla alle richieste dell’industria e all’urgenza politica di non perdere terreno.
È per questo che lo stallo conta. Non è un rinvio procedurale qualsiasi: è il segno di una tensione sempre più esplicita tra l’ambizione europea di essere il polo della regolazione e il timore di trasformare quella stessa regolazione in uno svantaggio competitivo. La prossima tornata negoziale dirà se Bruxelles intende correggere il tiro senza smontare l’impianto, oppure se la logica dell’eccezione settoriale finirà per ridisegnare davvero il cuore della disciplina.


