James Comey, ex direttore dell’FBI e da anni bersaglio politico di Donald Trump, si è consegnato mercoledì 29 aprile 2026 alle autorità federali ad Alexandria, in Virginia, dopo l’incriminazione decisa il giorno precedente da un gran giurì della North Carolina. L’accusa riguarda un post pubblicato su Instagram nel maggio 2025: una fotografia di conchiglie disposte sulla sabbia in modo da formare la sequenza “86 47”, che per il Dipartimento di Giustizia rappresenterebbe una minaccia codificata contro il presidente degli Stati Uniti.

L’udienza iniziale è stata breve. Comey non ha parlato in aula e non ha ancora presentato una plea formale. Il giudice federale William Fitzpatrick ha letto i due capi d’imputazione e ha disposto la scarcerazione senza condizioni particolari. Il prossimo passaggio giudiziario dovrebbe tenersi in North Carolina, il distretto in cui è stata formalizzata l’incriminazione.
Perché James Comey è stato incriminato
Il cuore del caso è tutto in quella foto. Secondo l’atto d’accusa depositato il 28 aprile, Comey avrebbe “consapevolmente e volontariamente” minacciato il presidente pubblicando un’immagine che mostrava le conchiglie comporre “86 47”. Per i procuratori, il riferimento sarebbe leggibile in questo modo: “47” come Trump, quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti, e “86” come espressione gergale che nel settore dei ristoranti significa “cancellare una voce dal menu”.
| Simbolo | Significato secondo l’accusa |
|---|---|
| “86” | Espressione gergale nata nella ristorazione (eliminare voce dal menu) e talvolta usata nel senso di “far sparire”, “eliminare” o “uccidere” qualcuno. |
| “47” | Riferimento a Donald Trump come 47º presidente degli Stati Uniti. |
| Interpretazione complessiva | Secondo il Dipartimento di Giustizia, la sequenza alluderebbe all’idea di “eliminare il 47º presidente”. |
I due capi d’imputazione sono minaccia contro il presidente degli Stati Uniti e trasmissione attraverso comunicazioni interstatali di un contenuto contenente una minaccia di morte. L’indictment sostiene che un destinatario ragionevole, conoscendo il contesto, avrebbe potuto leggere quel messaggio come “una seria espressione di intento di fare del male” al presidente. Non c’è però, almeno nel testo dell’atto, una ricostruzione dettagliata di elementi materiali ulteriori rispetto al post stesso.
Che cosa significa “86 47” secondo accusa e difesa
È qui che il procedimento diventa più controverso. Il governo punta sull’interpretazione più dura del messaggio, ma la difesa insiste sul carattere ambiguo della sequenza numerica e sulla mancanza di un’intenzione esplicita di minacciare Trump. Comey ha sostenuto fin dall’inizio di avere interpretato quella composizione come un messaggio politico, non come un richiamo alla violenza, e di avere rimosso il post non appena si è reso conto di come veniva letto da una parte del pubblico.
| Aspetto | Nodo centrale del caso |
|---|---|
| Natura dell’immagine | Comey sostiene di avere fotografato una composizione già trovata sulla spiaggia, non di averla costruita lui. |
| Ambiguità del gergo | “86” ha significati diversi e non sempre indica violenza; in molti contesti vuol dire semplicemente rimuovere o scartare. |
| Intenzione dell’autore | Per la difesa manca la prova che Comey volesse davvero comunicare una minaccia. |
| Percezione pubblica | Per l’accusa conta il fatto che un destinatario ragionevole potesse leggere il post come minaccioso. |
Il nodo non è secondario, perché il caso non ruota attorno a una frase esplicita o a un invito diretto alla violenza, ma a un messaggio simbolico, breve, decontestualizzabile e aperto a più letture. Proprio questa ambiguità sarà uno dei terreni principali dello scontro processuale.
Cosa ha detto Comey dopo la consegna in Virginia
Pochi minuti dopo la notizia dell’incriminazione, Comey ha pubblicato un video in cui ha ribadito di essere innocente, di non avere paura e di credere ancora nell’indipendenza della magistratura federale. La sua linea resta quella già emersa nel 2025, quando aveva spiegato di non sapere che alcuni associano quei numeri alla violenza e di opporsi a qualsiasi forma di violenza.
Il suo avvocato, Patrick Fitzgerald, ha fatto capire che la difesa punterà anche sull’argomento della selective prosecution e della vindictive prosecution: in sostanza, l’idea che il procedimento sia stato avviato non solo per il contenuto del post, ma per colpire un avversario politico di lungo corso di Trump. È un profilo che pesa anche alla luce del rapporto ormai apertamente conflittuale tra l’ex direttore dell’FBI e il presidente, cominciato ai tempi dell’indagine sui rapporti tra la campagna Trump del 2016 e la Russia e mai davvero chiuso.
Trump, dal canto suo, ha rilanciato l’interpretazione più severa, sostenendo che “86” sarebbe un termine da criminalità organizzata equivalente a “uccidilo” e lasciando intendere che un ex capo dell’FBI non potrebbe fingere di ignorarne il significato. Attorno a questa lettura si è allineata una parte dell’amministrazione, mentre esponenti democratici e gruppi per i diritti civili hanno descritto l’incriminazione come un uso politico del sistema giudiziario contro un nemico del presidente.
Perché il caso apre un nodo sul First Amendment
Il punto giuridico più delicato riguarda la libertà di espressione. Diverse ricostruzioni della stampa americana e numerosi esperti legali stanno insistendo sul fatto che il caso contro Comey potrebbe scontrarsi con le protezioni del First Amendment. Nei procedimenti per minaccia, la soglia è alta: il governo deve convincere il tribunale che l’imputato sapesse, o almeno ignorasse consapevolmente, il rischio concreto che quel messaggio venisse percepito come una minaccia reale.
L’Associated Press ha sottolineato che l’indictment, pur accusando Comey di avere agito “knowingly and willfully”, resta molto asciutto e non mostra ancora quali elementi concreti il governo abbia per sostenere quella formula in giudizio. Anche altre testate americane hanno notato che l’accusa si regge, almeno per ora, quasi interamente sul significato attribuito a un’immagine simbolica e sul contesto politico in cui è stata pubblicata.
Per questo il procedimento ha già assunto un rilievo che va oltre la sorte giudiziaria personale di Comey. Se il governo riuscisse a far passare l’idea che quella foto integrava una minaccia vera e propria, si allargherebbe in modo sensibile il perimetro dei casi in cui simboli, allusioni e codici politici possono diventare materia penale. Se invece l’impianto dovesse crollare, il processo finirebbe per rafforzare l’accusa opposta: che il Dipartimento di Giustizia abbia forzato il diritto penale per inseguire un obiettivo politico.
Per ora il dato confermato è questo: il 28 aprile 2026 James Comey è stato incriminato da un gran giurì federale; il 29 aprile si è consegnato in Virginia; è uscito dall’udienza senza condizioni speciali; e adesso si avvia verso un processo che promette di essere insieme giuridico, costituzionale e profondamente politico.


