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Corea del Nord, via la riunificazione dalla Costituzione

Pyongyang tratta Seul da Stato separato e irrigidisce la linea dei due Stati ostili.

La Corea del Nord ha cancellato dalla propria Costituzione i riferimenti alla riunificazione con il Sud, trasformando in norma una linea politica che Kim Jong-un aveva già reso esplicita negli ultimi mesi. La modifica, emersa il 6 maggio e analizzata il 7 maggio da fonti sudcoreane e internazionali, rafforza l’idea che Pyongyang non consideri più Seul un interlocutore di una futura unità nazionale, ma uno Stato separato con cui convivere in una relazione apertamente ostile.

La revisione costituzionale non è solo un aggiustamento lessicale. Segna piuttosto il passaggio da una formula storica, centrale nella propaganda nordcoreana, a un’impostazione che tratta i rapporti intercoreani come quelli tra due entità statali distinte. È questo il punto politico che emerge con più chiarezza dalle letture offerte da South China Morning Post, Korea JoongAng Daily e dalle agenzie riprese dalla stampa internazionale.

Cosa cambia nel testo costituzionale

Nel nuovo impianto spariscono le formule che richiamavano la “riunificazione pacifica” e la “grande unità nazionale”. Al loro posto compare una definizione territoriale che descrive il Nord come lo Stato che confina con Cina e Russia a nord e con la Corea del Sud a sud. È un passaggio importante perché codifica il principio dei due Stati, già evocato da Kim quando aveva definito i rapporti tra Pyongyang e Seul come quelli tra “due Stati ostili”.

Secondo la ricostruzione del Korea JoongAng Daily, la revisione evita comunque di fissare nel dettaglio aree marittime contese come la Northern Limit Line. Questo suggerisce che Pyongyang voglia irrigidire l’impostazione politica senza chiudersi ogni margine tattico sul piano militare e diplomatico.

Che cosa segnala sulla strategia di Kim verso Seul

Il significato più forte della modifica è strategico. Archiviare la riunificazione dentro la Costituzione vuol dire smontare una parte del linguaggio storico del regime e sostituirla con una logica di separazione permanente. Per diversi analisti citati da South China Morning Post e dalle testate sudcoreane, questa scelta può servire a rendere più stabile un modello di “coesistenza ostile”: meno promessa di assorbimento nazionale, più gestione di un confine duro tra due sistemi politici incompatibili.

La stessa revisione, secondo il Korea JoongAng Daily, amplia anche il ruolo costituzionale del leader sul fronte militare e nucleare. Il testo esplicita infatti il comando sulle forze nucleari in capo al presidente della Commissione per gli Affari di Stato, cioè Kim, e prevede anche la possibilità di delegare quel potere alla struttura di comando nucleare. Anche questo elemento rafforza l’idea di un assetto più formalizzato, pensato per una competizione di lungo periodo con Seul e con gli alleati regionali degli Stati Uniti.

Per il Sud e per gli osservatori internazionali, la novità non sta quindi solo nel tono più duro di Pyongyang, ma nel fatto che quella durezza venga ora fissata nella carta fondamentale del regime. È un passaggio che non annuncia automaticamente una crisi immediata, ma rende più netta la cornice politica entro cui andranno lette le prossime mosse della Corea del Nord.

Fonti e approfondimenti

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