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Iran e Usa vicini a un’intesa, ma Hormuz resta il nodo

Teheran valuta la proposta Usa: nucleare e Stretto di Hormuz restano i veri nodi.

Donald Trump sostiene che un’intesa con Teheran sia vicina, ma il negoziato tra Stati Uniti e Iran è ancora appeso ai due dossier che contano davvero: il programma nucleare iraniano e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Nelle ultime ore fonti rilanciate da Reuters, Axios e Associated Press hanno descritto una bozza di memorandum che servirebbe a chiudere formalmente la guerra e a fissare un quadro per colloqui più dettagliati.

Secondo le ricostruzioni circolate tra il 6 e il 7 maggio, la proposta in discussione prevede un testo breve, costruito per congelare l’escalation e trasformare la tregua in un accordo politico più stabile. Ma non c’è ancora un via libera iraniano, e la parte più difficile della trattativa resta proprio quella che Washington considera non negoziabile.

Cosa contiene la proposta in discussione

Le informazioni raccolte da Reuters e da Axios convergono su un punto: il memorandum servirebbe prima di tutto a chiudere formalmente la guerra e ad aprire una seconda fase di negoziato. Nella cornice proposta dagli Stati Uniti rientrano la riapertura del traffico nello Stretto di Hormuz, un alleggerimento delle sanzioni e un confronto più strutturato sul nucleare iraniano.

La formula, però, non equivale ancora a un accordo pieno. Esmaeil Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha detto che Teheran sta ancora esaminando il testo e comunicherà la propria posizione dopo aver concluso la valutazione. Anche questo linguaggio segnala che la trattativa non è chiusa: l’Iran non ha interrotto il canale diplomatico, ma non ha neppure accettato i punti più sensibili.

Perché nucleare e Hormuz restano aperti

Il nodo centrale è il programma nucleare. Secondo la ricostruzione di Reuters rilanciata da MarketScreener, la proposta americana lascerebbe ancora irrisolta la richiesta di sospendere l’arricchimento dell’uranio, che per Washington è una condizione essenziale. Dall’altra parte Teheran continua a difendere il diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare, una linea ribadita anche durante la visita del ministro degli Esteri Abbas Araghchi a Pechino.

L’altro dossier è il passaggio marittimo più delicato della crisi. Lo Stretto di Hormuz è tornato al centro del confronto dopo settimane di attacchi, blocchi e pressioni militari. Associated Press ricorda che la chiusura di fatto della rotta ha colpito petrolio, gas, assicurazioni e trasporto merci, mentre diverse compagnie di navigazione continuano a descrivere il transito come altamente rischioso. In questo quadro, la riapertura del corridoio non è un dettaglio tecnico ma una delle condizioni che dovrebbero rendere credibile qualsiasi intesa.

La sostanza, quindi, è che la diplomazia sta provando a trasformare una tregua fragile in un accordo più ordinato, ma senza aver ancora sciolto i punti che hanno prodotto la crisi. Se l’intesa arriverà, conterà meno il suo annuncio politico che la capacità di reggere su nucleare, sanzioni e libertà di navigazione. Sono questi i tre test che diranno se il memorandum è davvero l’inizio della de-escalation oppure solo una pausa.

Per capire meglio il contesto dei rapporti tra governo italiano e Medio Oriente, qui abbiamo ricostruito lo stop di Meloni all’accordo sulla difesa con Israele.

Fonti e approfondimenti

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