Accelerata sulla legge elettorale: Giorgia Meloni ha chiuso ieri il vertice di maggioranza con Tajani, Salvini e Lupi annunciando un confronto con l’opposizione per una riforma che garantisca “stabilità senza forzature”. Il governo tira dritto sul modello proporzionale puro con premio di maggioranza, ma accetta “verifica di convergenze” per scongiurare veti costituzionali.
Aggiornamenti freschi da fonti di governo: il testo base prevede proporzionale con soglia unica al 3%, 70 seggi extra alla Camera (e 35 al Senato) per chi supera il 40% dei voti, reintroduzione delle preferenze di genere e voto disgiunto. Obiettivo: superare il Rosatone (tedesino) per un bipolarismo stabile, prima lettura entro giugno prima delle amministrative residue.
La convocazione del tavolo – capigruppo di tutte le forze – è stata decisa al termine del confronto a Palazzo Chigi, con Meloni che ha incassato il “sì cauto” di Lega e Fi. Salvini e Tajani frenano sul premio “troppo generoso” (chiedono max 50 seggi), temendo sbilanciamenti; FdI spinge per blindare il centrodestra post-2027. Nota ufficiale: “Pronti a dialogare sulle regole per la governabilità, senza premierato camuffato”.
Ma l’opposizione storce il naso. 126 costituzionalisti (tra cui Zagrebelsky e Onida) hanno lanciato un appello: “Preoccupazione grave, è un premierato di fatto che concentra poteri”. PD e M5S accettano il confronto ma con condizioni: “Via il premio eccessivo, preferenze sì ma parità di genere obbligatoria”. Schlein: “Verificheremo se è strategia per inclinare il campo”.
Retroscena da Il Fatto e Quotidiano.net: Meloni mira a un asse trasversale con Schlein su base proporzionale, per isolare i 5S e Lega estrema. Tajani media: “Dalla maggioranza mani libere, ma no a forzature”. Salvini: “Priorità sicurezza, non giochini elettorali”. Il timing? Legato alle amministrative (24-25 maggio): un testo blindato rafforzerebbe Meloni in caso di vittorie locali.
Critiche interne: Fi teme “trappola FdI”, mentre Renzi (Azione) attacca: “Meloni copia il Mattarellum fallito”. Prospettive: se opposizione si spacca, passaggio rapido in Aula; altrimenti, rinvio estate con rischio referendum abrogativo. La mossa di Meloni, post-crisi Cultura, punta a ricompattare la maggioranza mostrando apertura democratica.
Economisti e analisti (Sole24Ore) plaudono: “Proporzionale con premio bilancia frammentazione post-Italicum”. Ma il nodo costituzionale resta: serve 2/3 in Parlamento o referendum. Oggi primi contatti informali con Bonaccini (Pd) e Buongiorno (M5s). La partita è aperta, con Meloni giocatrice scacchista.


