Da oggi, 16 maggio 2026, chi circola in monopattino elettrico senza il contrassegno identificativo rischia una multa fino a 400 euro. L’obbligo di targa, previsto dal nuovo Codice della Strada, rappresenta una svolta per la micro-mobilità elettrica in Italia, ma solleva interrogativi profondi sul futuro di un settore che prometteva di rivoluzionare gli spostamenti urbani e che invece si trova a fare i conti con normative sempre più stringenti.
Il paradosso della micro-mobilità elettrica
Quando i monopattini elettrici hanno iniziato a popolare le strade italiane, l’entusiasmo era palpabile: un mezzo agile, sostenibile, perfetto per decongestionare le città e ridurre le emissioni. Eppure, nel giro di pochi anni, quello che doveva essere lo strumento della mobilità dolce è diventato un problema da arginare.
I dati Istat del 2023 raccontano una realtà preoccupante: 3.365 incidenti con monopattini elettrici, 3.195 feriti e 21 vittime, in crescita rispetto ai 2.929 incidenti e 16 morti del 2022. L’incremento del 78% delle vittime tra il 2021 e il 2022 ha fatto scattare l’allarme.
La conseguenza è stata una stretta normativa che trasforma il monopattino da simbolo di libertà a veicolo da controllare, identificare, assicurare. L’obbligo di targa non è solo una formalità burocratica: è il riconoscimento implicito che la mobilità alternativa, senza regole chiare e controlli, può diventare pericolosa quanto i veicoli tradizionali.
Otto euro che valgono una rivoluzione culturale
Il costo della targa per i monopattini elettrici è apparentemente irrisorio: 8,66 euro, di cui 5,03 euro per la produzione, 1,11 euro di Iva e 2,52 euro destinati ad attività di formazione e sicurezza stradale. A questi si aggiungono imposta di bollo e diritti di motorizzazione, portando il totale finale tra i 33 e i 38 euro per chi gestisce autonomamente la pratica tramite il Portale dell’Automobilista.
Ma il significato di questa targa va ben oltre il prezzo. Fino a ieri il monopattino era percepito come un oggetto personale, quasi un giocattolo per adulti: leggero, discreto, facile da parcheggiare ovunque. Oggi diventa un veicolo tracciabile, identificabile, soggetto alle stesse logiche di responsabilità delle auto e delle moto.
Il contrassegno adesivo, plastificato e non rimovibile, deve essere applicato in modo visibile: un marchio permanente che cambia la natura stessa del mezzo.
La procedura di richiesta richiede Spid di secondo livello o Carta d’identità elettronica, il pagamento tramite PagoPA e il ritiro presso la Motorizzazione civile o studi di consulenza. Questo processo burocratico, per quanto snello, segna il passaggio da una mobilità informale a una regolamentata, tracciata, controllata.
Il business nascosto dietro le pratiche
Mentre il costo ufficiale del contrassegno si aggira sui 35 euro per chi opera in autonomia, gli studi di consulenza automobilistica offrono il servizio a cifre che possono arrivare fino a 80 euro. Roberto Gianolio, segretario nazionale della sezione studi di Consulenza di Confarca, spiega che è sufficiente recarsi presso uno studio con documento d’identità e codice fiscale per ottenere la targa senza dover affrontare personalmente la burocrazia digitale.
Si crea così un mercato parallelo: da un lato chi ha dimestichezza con Spid e piattaforme telematiche e può risparmiare, dall’altro chi preferisce delegare e paga il doppio o il triplo. Questa disparità non è solo economica, ma evidenzia un gap digitale che penalizza le fasce più anziane o meno alfabetizzate tecnologicamente.
Il risultato è che una norma pensata per la sicurezza genera anche opportunità di business per gli intermediari.
La questione non riguarda solo i proprietari privati: anche le aziende di sharing dovranno adeguarsi, con costi moltiplicati per le migliaia di monopattini nelle flotte urbane. Questo potrebbe tradursi in aumenti delle tariffe per gli utenti finali o, nei casi peggiori, nel ritiro dei servizi dalle città meno redditizie.
Due mesi per adeguarsi, ma a quale futuro?
Dal 16 maggio scatta l’obbligo di targa, ma c’è tempo fino al 16 luglio per stipulare l’assicurazione obbligatoria, con polizze che vanno dai 25 ai 150 euro annui a seconda delle garanzie. Questo periodo di transizione è cruciale: chi circola senza targa rischia sanzioni fino a 400 euro e il sequestro del mezzo.
Ma la domanda è: questa normativa salverà vite o ucciderà il settore? Da un lato, targa e assicurazione potrebbero responsabilizzare gli utenti, scoraggiare comportamenti pericolosi e garantire un risarcimento in caso di incidenti. Dall’altro, aggiungere costi fissi annuali a un mezzo acquistato proprio per risparmiare su trasporti e carburante rischia di renderlo poco conveniente.
Chi ha speso 300-400 euro per un monopattino si ritrova ora a dover sostenere almeno altri 60-80 euro all’anno tra targa e assicurazione minima.
Il timore è che molti proprietari decidano di abbandonare il monopattino in cantina, preferendo tornare all’auto o ai mezzi pubblici. Se questo accadesse, sarebbe la certificazione di un fallimento collettivo: la mobilità dolce, promossa a parole da amministrazioni e governi, non è riuscita a strutturarsi in modo sostenibile e sicuro senza ricorrere agli stessi meccanismi burocratici e assicurativi dei veicoli tradizionali.
La targa da 8 euro, in fondo, non è solo un bollino identificativo: è il simbolo di una transizione incompiuta, di un sogno di libertà urbana che si scontra con la realtà degli incidenti, della responsabilità civile e della necessità di controllo.
E forse racconta anche che, in Italia, ogni innovazione nella mobilità deve passare attraverso la burocrazia prima di poter davvero cambiare le città.


