Dal 1° gennaio 2027 scatta il primo aumento dei requisiti pensionistici dopo anni di congelamento, con un effetto immediato su milioni di lavoratori italiani. L’adeguamento è automatico e dipende dall’aumento dell’aspettativa di vita, ma la novità principale riguarda i contributivi puri, che potrebbero dover lavorare fino a oltre 71 anni per ottenere l’assegno.
Quanto sale l’età pensionabile
L’incremento sarà graduale, come deciso dalla legge di bilancio 2026 per evitare scatti bruschi. I nuovi requisiti prevedono un aumento già dal 2027 e un ulteriore adeguamento dal 2028.
Pensione di vecchiaia:
- 2027: 67 anni e 1 mese, rispetto agli attuali 67 anni
- 2028: 67 anni e 3 mesi
- 2029: possibile ulteriore adeguamento in base alla speranza di vita
Pensione anticipata ordinaria:
- 2027: 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 11 mesi per le donne
- 2028: 43 anni e 1 mese per gli uomini, 42 anni e 1 mese per le donne
Questi aumenti si applicano alla maggioranza dei lavoratori e comportano un allungamento effettivo della vita lavorativa.
Contributivi puri: si arriva oltre i 71 anni
La stretta più dura colpisce chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 in poi, quindi i lavoratori più giovani che rientrano interamente nel sistema contributivo. Se hanno meno di 20 anni di contributi, i requisiti anagrafici salgono molto di più:
- 2027: 71 anni e 1 mese
- 2028: 71 anni e 3 mesi
- 2029: possibile ulteriore adeguamento in base alla speranza di vita
Questo significa che per molti lavoratori più giovani lavorare fino a 71 anni potrebbe non bastare più. La norma colpisce soprattutto chi ha avuto carriere discontinue o ha iniziato tardi a lavorare.
Chi è escluso dall’aumento
Non tutti subiranno l’adeguamento. Restano esclusi:
- Lavoratori impegnati in attività usuranti o gravose: turnisti notturni, addetti alla catena di montaggio, conducenti di mezzi pesanti, operai dell’edilizia e altre categorie previste dal decreto 67/2011
- Lavoratori precoci che svolgono mansioni pesanti: mantengono il requisito contributivo ridotto a 41 anni
- Alcune categorie protette individuate dalla normativa speciale
Per questi profili, il governo ha confermato il blocco dell’adeguamento automatico, riconoscendo il peso fisico e organizzativo di alcune mansioni.
Assegni più bassi dal 2027
L’innalzamento dell’età non è l’unica cattiva notizia. Dal 2027 verranno aggiornati anche i coefficienti di trasformazione, cioè i parametri che convertono i contributi versati nell’importo mensile dell’assegno. Risultato: a parità di contributi, chi andrà in pensione dal 2027-2028 riceverà un assegno più basso rispetto a chi è andato in pensione prima.
Questo dipende dal fatto che l’aumento della speranza di vita implica che la pensione dovrà essere spalmata su più anni, quindi ogni mese di assegno pesa meno. È un meccanismo tecnico, ma con effetti concreti sul potere d’acquisto dei futuri pensionati.
Perché succede
Non si tratta di una decisione politica del governo Meloni, ma dell’effetto automatico della riforma Fornero del 2011, che ha agganciato i requisiti pensionistici all’aumento della speranza di vita rilevato dall’Istat. La legge di bilancio 2026 ha deciso di rendere l’incremento graduale, un mese nel 2027 e tre mesi complessivi nel 2028, invece che immediato, per attutire l’impatto sociale.
L’adeguamento era stato congelato negli anni scorsi proprio per evitare contraccolpi troppo forti, ma dal 2027 torna in vigore il meccanismo automatico. L’Inps ha già pubblicato le tabelle ufficiali con i nuovi requisiti per il biennio 2027-2028.
Cosa cambia per i lavoratori
In concreto, chi aveva programmato di andare in pensione nel 2027 o 2028 dovrà rivedere i propri piani. L’effetto sarà particolarmente forte per chi ha carriere frammentate o ha iniziato a lavorare tardi, perché rischia di trovarsi in una zona grigia tra requisiti contributivi e anagrafici.
Per i più giovani, soprattutto quelli nel sistema contributivo puro, la prospettiva è quella di lavorare fino a oltre 71 anni, un orizzonte che apre interrogativi anche sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità sociale del sistema pensionistico.
Il dibattito politico
La notizia ha riacceso il dibattito sulla riforma delle pensioni. L’opposizione ha criticato il governo per non aver fatto abbastanza per mitigare l’impatto, mentre la maggioranza ha ricordato che l’adeguamento è automatico e previsto per legge. Resta il fatto che dal 2027 milioni di italiani dovranno lavorare più a lungo, con assegni più bassi e meno certezze sul futuro previdenziale.


