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Mozione NATO, il pasticcio del Senato che irrita Meloni e Crosetto

Il centrodestra presenta una mozione per tagliare la spesa militare dal 5% al 2%, ma Palazzo Chigi ferma tutto in poche ore.

Lunedì 19 maggio 2026 il centrodestra al Senato ha rischiato di provocare un incidente diplomatico con la NATO e di sconfessare pubblicamente la premier Giorgia Meloni, proprio mentre a Bruxelles si apriva il vertice dei capi di Stato maggiore della Difesa dell’Alleanza Atlantica. Il tutto per una mozione sul caro energia che conteneva un passaggio esplosivo: la richiesta al governo di rivedere al ribasso l’impegno sulla spesa militare italiana, dal 5% al 2% del Pil. Palazzo Chigi non era al corrente del testo, Meloni e Crosetto hanno alzato il telefono immediatamente, e nel giro di poche ore la mozione è stata ritirata e riscritta.

La mozione che imbarazza il governo

La vicenda inizia con una mozione unitaria della maggioranza di centrodestra depositata al Senato e incentrata sul tema del caro energia, uno dei dossier più sensibili per il governo in vista della fine della legislatura. Il testo chiede misure di sostegno per famiglie e imprese colpite dai rincari delle bollette e dei carburanti, ma al suo interno compare anche un passaggio che riguarda la difesa: la richiesta esplicita al governo di «rivedere l’impegno NATO sulla spesa militare» abbassandolo dal 5% del Pil al 2%.

Il problema è che quell’impegno del 5% entro il 2035, di cui 3,5% per la difesa in senso stretto e 1,5% per la sicurezza, era stato sottoscritto personalmente da Giorgia Meloni al vertice NATO dell’Aia del 2025, su pressione diretta di Donald Trump. E nella mozione, i senatori scrivono addirittura che «l’impegno Nato era irrealistico anche al momento della firma dell’accordo», di fatto sconfessando in modo esplicito la premier e mettendo in discussione la credibilità internazionale dell’Italia.

L’irritazione di Meloni e Crosetto

Quando il testo arriva a Palazzo Chigi, la reazione è immediata e durissima. Meloni non era stata informata della mozione, e scopre il contenuto solo quando il testo è già in discussione al Senato. La premier, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, alza personalmente il telefono e chiama i capigruppo della maggioranza, dando una «strigliata» ai senatori coinvolti e ordinando di fermare tutto.

Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto reagisce con irritazione, e secondo le ricostruzioni giornalistiche «ha condiviso la sua irritazione chiamando una premier più irritata di lui». Per Crosetto, che da mesi sta lavorando per garantire all’Italia i fondi del Safe europeo destinati proprio alla spesa militare, la mozione rappresentava una contraddizione inaccettabile. Da settimane il ministro sta cercando di convincere il collega Giancarlo Giorgetti a sbloccare l’accesso a questi strumenti, e una mozione che mette in discussione l’impegno NATO avrebbe fatto saltare ogni credibilità politica del governo.

Il timing peggiore possibile

A rendere ancora più imbarazzante la vicenda c’è il timing. Proprio mentre al Senato si discuteva la mozione, a Bruxelles l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della NATO, stava aprendo il vertice dei capi di Stato maggiore della Difesa dell’Alleanza Atlantica. In altre parole, mentre l’Italia presentava al mondo il suo impegno militare in sede NATO, il Parlamento italiano votava una mozione che chiedeva di ridurre drasticamente quello stesso impegno. «Insomma non proprio una bella figura», commenta seccamente il Corriere della Sera.

Il rischio era anche diplomatico. Con Trump alla Casa Bianca e con la NATO che considera il 5% del Pil un obiettivo strategico per affrontare le nuove minacce globali, una marcia indietro italiana sarebbe stata letta come un segnale di inaffidabilità, con possibili conseguenze sui rapporti bilaterali e sulla posizione dell’Italia dentro l’Alleanza.

La marcia indietro

Dopo poche ore, nel pomeriggio dello stesso 19 maggio, il centrodestra ha fatto retromarcia. Il passaggio contestato è stato ritirato dalla mozione, che è stata riscritta senza alcun riferimento alla riduzione della spesa militare. Il capogruppo della Lega in Senato, Massimiliano Romeo, ha spiegato che «la questione delle spese militari verrà discussa in un’altra sede» e che «sarebbe stato problematico inserirlo in una mozione sul caro energia».

La mozione rivista e corretta è stata poi approvata con 75 sì e 58 no, mentre la mozione unitaria delle opposizioni è stata bocciata. Il risultato formale è quindi positivo per il governo, ma il danno politico e l’imbarazzo restano evidenti.

Le tensioni interne alla maggioranza

Il caso ha fatto emergere in modo plastico le tensioni che attraversano il centrodestra, in particolare il ruolo della Lega. È infatti dai senatori del Carroccio che sarebbe partita l’iniziativa di inserire il passaggio sulla riduzione della spesa militare, con l’obiettivo di rivendicare una linea diversa rispetto a quella del governo su un tema che divide la base leghista.

La Lega, da mesi, insiste sulla necessità di destinare risorse non al riarmo ma al contrasto del caro energia e delle bollette, soprattutto in questo ultimo anno di legislatura, quando il consenso si gioca anche sulla capacità di rispondere ai bisogni immediati delle famiglie. È lo stesso terreno politico già emerso nel dossier su governo, legge elettorale, energia e urne. Il problema è che questa posizione è incompatibile con gli impegni internazionali assunti da Meloni e con la linea politica complessiva del governo, che vede nella NATO e nel rapporto con gli Stati Uniti una priorità strategica.

I senatori di Fratelli d’Italia, dopo il pasticcio, hanno puntato il dito contro i colleghi della Lega, accusandoli di aver creato una situazione imbarazzante senza nemmeno avvertire Palazzo Chigi. È uno dei segnali che il centrodestra, pur mantenendo una solidità numerica in Parlamento, fatica ancora a gestire i dossier più delicati senza provocare cortocircuiti interni.

Cosa significa per il governo

La vicenda racconta un governo che mantiene il controllo politico, ma che deve continuamente intervenire per correggere mosse scoordinate della propria maggioranza. Meloni resta il punto fermo della coalizione, ma ogni dossier importante, dalla difesa alle nomine, dall’energia alla legge elettorale, richiede una manutenzione continua e un’attenzione costante per evitare che le diverse anime del centrodestra prendano strade diverse.

Sul fronte internazionale, l’episodio rischia di lasciare qualche traccia. Anche se la mozione è stata ritirata in tempo, il fatto che sia stata depositata e discussa in Senato non passa inosservato agli alleati NATO, soprattutto in un momento in cui la credibilità degli impegni europei sulla difesa è sotto esame da parte di Washington.

Perché conta

Questa notizia conta perché mostra che, anche su un tema apparentemente consolidato come l’impegno NATO, il governo deve fare i conti con tensioni interne che possono trasformarsi rapidamente in incidenti politici e diplomatici. La rapidità con cui Meloni e Crosetto sono intervenuti dimostra che la maggioranza ha ancora i riflessi per correggere gli errori, ma anche che il margine di errore si sta riducendo, soprattutto su temi che riguardano la sicurezza internazionale e i rapporti con gli alleati strategici.

In sintesi, il pasticcio del Senato sulla mozione NATO non ha prodotto danni irreversibili, ma ha confermato che il centrodestra deve ancora risolvere il problema della coerenza interna su alcune questioni fondamentali, a partire dalla spesa militare e dal rapporto con l’Alleanza Atlantica.

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