Il governo ha deciso di allungare di due settimane il taglio delle accise sui carburanti e, nello stesso tempo, di mettere sul tavolo 300 milioni di euro per gli autotrasportatori. Una mossa pensata per contenere il caro-carburanti e, soprattutto, per evitare il fermo nazionale dei tir annunciato dal 25 al 29 maggio. Alla fine, la trattativa con le categorie ha retto e lo sciopero è stato sospeso.
La scelta arriva in un momento delicato, perché il prezzo dei carburanti continua a pesare su famiglie, imprese e filiere logistiche. Il governo ha così confermato il taglio delle accise, ma con una modifica importante: lo sconto sul gasolio viene ridotto rispetto alla misura originaria, mentre resta più contenuto quello sulla benzina. In pratica, Palazzo Chigi ha provato a tenere insieme due obiettivi non semplici: contenere il costo dei rifornimenti e ridurre l’impatto sui conti pubblici.
La misura
Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri proroga il taglio delle accise fino al 6 o all’8 giugno, a seconda delle ricostruzioni, ma il punto sostanziale non cambia: lo sconto prosegue per altre due settimane. Sul gasolio la riduzione scende da 20 a 10 centesimi al litro, mentre sulla benzina resta a 5 centesimi.
La proroga è stata finanziata con un mix di risorse che include extragettito Iva, multe Antitrust e tagli di varia natura. È un segnale politico chiaro: il governo non vuole lasciare scoperto il fronte dei carburanti, ma prova a tenere sotto controllo la spesa pubblica. In questa fase, la misura è più di contenimento che di soluzione strutturale.
Il fronte camionisti
Il capitolo più delicato riguarda l’autotrasporto. Le organizzazioni di categoria avevano annunciato uno sciopero nazionale dal 25 al 29 maggio per protestare contro il caro-gasolio e contro una decisione ritenuta penalizzante per le imprese. Dopo l’incontro con la premier e alcuni ministri, però, è arrivata la svolta: il fermo è stato sospeso.
Il pacchetto per i camionisti vale 300 milioni di euro in crediti d’imposta. Di questi, 100 milioni erano già stati previsti da precedenti provvedimenti ma non ancora erogati, mentre 200 milioni sono nuove risorse. La misura punta a compensare almeno in parte i rincari subiti dal settore, che resta uno dei più esposti alle oscillazioni del prezzo del carburante.
La mediazione politica
La partita si è chiusa con una mediazione che fa comodo a entrambe le parti. Il governo evita un blocco della circolazione delle merci, che avrebbe avuto effetti immediati su distribuzione, prezzi e approvvigionamenti. Le associazioni dell’autotrasporto, dal canto loro, possono rivendicare un risultato concreto ottenuto in tempi rapidi.
Per l’esecutivo, però, il messaggio è più complesso. Da un lato c’è la volontà di dimostrare attenzione al caro-vita e alle categorie produttive; dall’altro emerge il peso politico di un provvedimento che resta temporaneo e costoso. Il taglio delle accise, infatti, continua a essere una misura tampone, utile per disinnescare l’emergenza ma non per risolverla in modo definitivo.
Il nodo del diesel
Il tema più controverso è proprio il diesel. La riduzione dello sconto da 20 a 10 centesimi al litro ha alimentato critiche perché tocca in modo diretto il carburante più usato dal trasporto pesante. È qui che si vede il compromesso politico: il governo proroga la misura generale, ma limita l’esposizione finanziaria sul fronte più sensibile.
Questo significa che la tregua è vera, ma fragile. Tra due settimane il tema tornerà con la stessa forza, perché il mercato dei carburanti resta legato agli andamenti internazionali del petrolio e alle tensioni geopolitiche. In altre parole, la proroga compra tempo, ma non elimina l’incertezza.
L’effetto sui prezzi
Per i cittadini, il prolungamento del taglio delle accise serve soprattutto a contenere l’ennesimo colpo al portafogli. Anche se lo sconto è parziale e temporaneo, il suo effetto si riflette sui costi alla pompa e, di conseguenza, su trasporti e prezzi finali. È per questo che la misura viene letta anche come una forma di difesa indiretta del potere d’acquisto.
Il rischio, però, è che ogni proroga venga percepita come un rinvio del problema più che come una risposta organica. Finché il prezzo dell’energia resterà instabile, il governo sarà costretto a intervenire per blocchi successivi, con margini di manovra sempre più stretti. E il dossier carburanti continuerà a restare una delle prove più delicate per Palazzo Chigi.


