A queste comunali il quadro più interessante non è solo la sorpresa di Venezia, ma la geografia politica che si è disegnata tra Sud e Nord: il centrodestra ha vinto a Venezia e Reggio Calabria, il centrosinistra ha tenuto Prato, mentre a Salerno si è imposto Vincenzo De Luca con un risultato netto e molto personale. Il voto racconta quindi una tornata con esiti diversi città per città, ma un tratto comune: il peso dei candidati contava più delle etichette nazionali.
Il quadro generale
Le elezioni comunali 2026 hanno riguardato oltre 700 comuni e diversi capoluoghi, con i riflettori puntati su Venezia, Reggio Calabria, Salerno e Prato. I primi exit poll e i risultati confermati hanno mostrato un quadro composito: centrodestra in vantaggio a Venezia e Reggio Calabria, centrosinistra vincente a Prato, Salerno conquistata da De Luca con un profilo civico e autonomo rispetto al Pd.
Il dato politico più importante è che non c’è stato un messaggio unico: ogni città ha votato secondo equilibri locali e candidati forti, con l’astensione che resta alta e pesa nella lettura complessiva del voto.
Venezia, il colpo del centrodestra
A Venezia il risultato ha sorpreso soprattutto per la capacità del centrodestra di chiudere la partita davanti al campo largo guidato da Andrea Martella. Simone Venturini, assessore uscente e candidato della coalizione di governo cittadino, ha retto l’urto e ha trasformato il vantaggio iniziale in una vittoria che molti non avevano previsto con questa chiarezza.
Qui il messaggio è netto: l’alleanza progressista non è riuscita a tradurre l’unità formale in un vantaggio reale, mentre il centrodestra ha premiato continuità, radicamento e candidatura riconoscibile.
Reggio Calabria, vittoria netta
A Reggio Calabria il centrodestra ha ottenuto un successo altrettanto importante, con Francesco Cannizzaro davanti agli avversari del centrosinistra e al civico Eduardo Lamberti Castronuovo. Anche qui il distacco è apparso netto, e la città è passata a una guida di segno diverso rispetto al quadro precedente.
Per il centrodestra si tratta di una conquista di peso simbolico nel Mezzogiorno, perché mostra capacità competitiva non solo nei centri governati da amministrazioni uscenti, ma anche in una piazza complessa e politicamente sensibile come quella reggina.
Salerno, il peso di De Luca
Il caso Salerno è diverso dagli altri. Vincenzo De Luca ha vinto da civico, senza il sostegno del Pd, distanziando nettamente i principali sfidanti, con Franco Massimo Lanocita del M5s-Avs secondo e il candidato del centrodestra Gherardo Maria Marenghi terzo.
Qui il messaggio non è di coalizione, ma di leadership personale: De Luca conferma un radicamento amministrativo fortissimo e una capacità di intercettare voto oltre le appartenenze tradizionali. Salerno diventa così il simbolo di una vittoria costruita sulla figura del sindaco più che sulla tenuta di un campo politico nazionale.
Prato, il centrosinistra tiene
Prato è la nota positiva per il centrosinistra, che ha mantenuto la città con Matteo Biffoni, già sindaco in passato e tornato a guidare il Comune dopo il commissariamento. Il centrodestra, con Gianluca Banchelli, non è riuscito a ribaltare il quadro, e la città resta dunque nell’orbita progressista.
Per il centrosinistra si tratta di un risultato importante perché compensa almeno in parte la delusione di Venezia e mostra che in alcuni territori la proposta progressista resta competitiva quando trova candidati conosciuti e un radicamento amministrativo credibile.
L’affluenza e il segnale politico
Un altro dato trasversale è l’affluenza in calo rispetto al passato. A Venezia, per esempio, ha votato meno gente rispetto alla tornata precedente, e lo stesso andamento generale è stato registrato in molte città al voto.
Questo conta molto perché l’astensione tende a premiare chi ha organizzazione più solida e messaggi più riconoscibili. In una tornata così frammentata, la differenza l’hanno fatta spesso i candidati in grado di mobilitare il proprio elettorato più che i grandi schieramenti nazionali.
Cosa cambia per i partiti
Per il centrodestra il bilancio è positivo: tiene Venezia, conquista Reggio Calabria e rafforza l’idea di una coalizione ancora capace di vincere in città simboliche.
Per il centrosinistra il quadro è più sfumato: la vittoria di Prato e il successo personale di De Luca a Salerno non bastano a cancellare il segnale negativo di Venezia, dove il campo largo non ha sfondato come sperava.
La lezione politica è chiara: le amministrative premiano i profili forti, le amministrazioni riconoscibili e i candidati radicati. Le coalizioni contano, ma meno di quanto spesso si racconti quando il voto si gioca sui problemi concreti della città e sulla fiducia nelle persone.


