Giovedì 9 aprile 2026 la commissione Lavoro della Camera ha avviato l’iter della proposta di legge di iniziativa popolare sul salario minimo, raccolta con 120mila firme da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra. La relatrice incaricata è Tiziana Nisini, deputata della Lega.
Il testo, depositato a Montecitorio il 19 dicembre 2024 e a prima firma di Giuseppe Conte, stabilisce che “il trattamento economico minimo orario determinato dal contratto collettivo nazionale non può comunque essere inferiore a 9 euro lordi”. Una soglia che opererebbe unicamente sulle clausole relative ai minimi, lasciando al contratto collettivo la regolazione delle altre voci retributive.
Secondo il Movimento 5 Stelle, il salario minimo è già una realtà in 22 Paesi europei su 27, mentre l’Italia rimane “maglia nera per i salari nell’area Ocse”, con quasi 4 milioni di lavoratrici e lavoratori che vivono in condizioni di lavoro povero. Il capogruppo M5S in commissione Lavoro Dario Carotenuto ha dichiarato che l’iniziativa rappresenta “una risposta concreta a un Governo che, in questi quattro anni, ha ignorato il dramma del lavoro povero”.
Strumenti di raccolta firme e confronto con precedenti fallimenti
La proposta di legge di iniziativa popolare rappresenta uno strumento costituzionale che richiede la raccolta di almeno 50mila firme autenticate. Nel caso del salario minimo, le tre forze di opposizione hanno superato ampiamente questa soglia con 120mila sottoscrizioni. Tuttavia, il meccanismo tradizionale di raccolta cartacea ha storicamente rappresentato un collo di bottiglia: iniziative legislative popolari precedenti hanno raggiunto il Parlamento ma si sono arenate in Senato o non hanno ottenuto i quorum deliberativi necessari. La proposta di legge sull’iniziativa popolare presenta invece elementi di continuità con gli insuccessi passati: nel caso di una precedente pdl sul salario minimo della stessa legislatura, il testo è stato trasformato in una delega in bianco al Governo e successivamente abbandonato nelle secche delle commissioni.
La nuova proposta persegue un approccio diverso, mantenendo saldamente la centralità della contrattazione collettiva nazionale dei sindacati più rappresentativi quale fonte principale di determinazione del trattamento economico dei lavoratori. Nel caso in cui vi siano più contratti collettivi nazionali applicabili, il testo stabilisce che si debba attribuire preferenza ai contratti stipulati dalle associazioni comparativamente più rappresentative.
Per agevolare le imprese nella fase di introduzione della misura, la proposta istituisce un fondo di 100 milioni di euro per tre anni presso il ministero del Lavoro, destinato a contenere i maggiori costi a carico dei datori di lavoro derivanti dagli incrementi retributivi. Inoltre, il testo introduce un procedimento giudiziario per reprimere condotte elusive: il giudice del lavoro, su ricorso degli organismi sindacali, potrà ordinare al datore di lavoro, con decreto motivato e immediatamente esecutivo, la corresponsione ai lavoratori del trattamento economico complessivo e di tutti gli oneri conseguenti.
La proposta istituisce anche una commissione presso il ministero del Lavoro incaricata dell’aggiornamento periodico della soglia del trattamento economico minimo orario. L’esame in commissione proseguirà nelle settimane seguenti, con discussione e possibili emendamenti prima della trasmissione in Aula.


