Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ripristinato il cessate il fuoco a Gaza il 7 aprile 2026, dopo raid dell’Idf e ritardi di Hamas nella consegna dei corpi degli ostaggi. L’operazione ha riguardato la ricerca di cadaveri oltre la Linea Gialla a Khan Younis, con Israele che ha consegnato 30 salme di palestinesi in cambio dei resti di due ostaggi, Amiram Cooper e Sahar Baruch. Netanyahu ha escluso un’estensione al Libano, dove proseguono i bombardamenti contro Hezbollah.
Netanyahu ha riunito il gabinetto di guerra per approvare il “quadro generale” della proposta americana di tregua, già accettata dalla controparte libanese, ma ha mantenuto aperta la frontiera settentrionale. L’accordo con Gaza prevede uno scambio di ostaggi e prigionieri, ma dubbi persistono sulle intenzioni di Hamas, accusato di guadagnare tempo per riorganizzarsi.
Discordie con gli Stati Uniti
Gli Stati Uniti hanno offerto a membri di Hamas un passaggio sicuro dalle zone controllate dall’Idf, una finestra di 24 ore accettata da Israele nonostante le obiezioni dell’esercito sui tunnel. Il segretario all’Energia Chris Wright ha annullato la visita in Israele dopo che il ministro Eli Cohen ha rifiutato un accordo per esportare gas dall’Egitto senza garanzie sul mercato interno.
Donald Trump ha ribadito che “la guerra è finita”, ma Netanyahu mira a non irritare Washington mentre gestisce pressioni interne dalla destra radicale. Il ministro Itamar Ben Gvir ha invocato la pena di morte per detenuti palestinesi in un video girato in prigione.
Raid in Libano e ipotesi disarmo Hezbollah
L’Idf ha proseguito ieri i raid in Libano contro esponenti di Hezbollah, con intelligence israeliana e araba che segnalano un riarmo nel sud del Paese. L’Orient Le Jour riporta discussioni su un “modello Gaza” dopo la visita dell’inviata americana Morgan Ortagus: sud del Libano demilitarizzato, Hezbollah disarmato e zona economica gestita da Beirut con forze internazionali.
Il rischio di un rifiuto libanese e di una nuova operazione israeliana resta alto, mentre Netanyahu bilancia obiettivi con Trump e alleati interni. Hamas ha ripreso la ricerca dei corpi degli ostaggi, accompagnata dalla Croce Rossa, per evitare di apparire inadempiente a Washington e partner arabi.
Le tensioni in Cisgiordania aumentano tra coloni e palestinesi, complicando la strategia di Netanyahu prima delle elezioni. L’ufficio del premier conferma l’impegno americano contro la minaccia nucleare iraniana, ma diverge sulle estensioni al Libano.


