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Hormuz, Iran offre rotte alternative a pagamento: traffico bloccato

Stretto di Hormuz: l'Iran offre rotte alternative a pagamento dopo la chiusura per tensioni con USA e Israele. Traffico bloccato e costi elevati per le petroliere.

L’Iran ha pubblicato due rotte alternative a pagamento da 2 milioni di dollari nello Stretto di Hormuz, chiuso dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele a fine febbraio 2026. La mossa, annunciata il 20 marzo 2026, consente il transito solo a navi autorizzate di Paesi amici come India, Pakistan e Grecia. Otto petroliere hanno già utilizzato queste vie, mentre almeno 150 navi commerciali restano ferme nelle acque del Golfo in attesa di chiarimenti.

Le rotte partono da Ras Al Khaimah negli Emirati Arabi Uniti e terminano in Oman. Teheran impone un pedaggio di 2 milioni di dollari per passaggio, controllando un passaggio strategico da cui transita un quinto del petrolio mondiale. Il traffico resta minimo e filtrato, con armatori che valutano rischi operativi.

Contesto della chiusura e tensioni regionali

I Pasdaran hanno annunciato la chiusura dello Stretto il 1 marzo 2026, in risposta agli attacchi Usa-Israele. Il 5 marzo le autorità iraniane hanno dichiarato una riapertura parziale, ma le navi restano ferme per ritiri di coperture assicurative e premi ‘war risk’ in aumento. Dati di traffico marittimo mostrano una riduzione significativa delle petroliere dirette in Asia.

L’Iran respinge proposte di riapertura in cambio di tregua temporanea mediata dal Pakistan. Teheran considera il controllo di Hormuz una leva strategica più utile di altre deterrenze, secondo intelligence americana riportata da Reuters. La proposta pakistana prevede un cessate il fuoco seguito da negoziati, ma senza impegno iraniano immediato.

Reazioni internazionali e rotte di scorta

La Corea del Sud prepara rotte alternative, riserve strategiche e dispiegamento di cinque navi nel Mar Rosso. Il presidente Lee Jae Myung ha invocato un bilanciamento dei rischi da Hormuz. L’Arabia Saudita può deviare flussi verso il Mar Rosso tramite oleodotto Est-Ovest, mentre gli Emirati usano il collegamento Abu Dhabi-Fujairah.

Queste alternative hanno capacità limitata: solo 2,6 milioni di barili al giorno secondo calcoli Usa, contro i 20 milioni transitanti quotidianamente da Hormuz. Parte dei flussi resta impegnata nella logistica regionale, con costi extra per tempi, assicurazioni e margini ridotti. Non sostituiscono il passaggio principale.

Impatto sui mercati energetici

Il sistema di accesso selettivo genera entrate per Teheran, che esporta petrolio per oltre 140 milioni di dollari al giorno nonostante restrizioni. I pedaggi elevati rafforzano il monopolio temporaneo sul traffico energetico. Il greggio cala sulle attese di intese, ma l’incertezza persiste su forniture e prezzi.

Paesi asiatici verificano scorte e gestione del rischio. Oleodotti e premi assicurativi salgono, con Hormuz che incrina l’equilibrio anche senza chiusura formale, bastando imprevedibilità. La crisi trasforma lo Stretto in leva economica e geopolitica iraniana.

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