I negoziati tra Stati Uniti e Iran per trasformare il fragile cessate il fuoco in una pace duratura entrano nella fase decisiva a Islamabad, in Pakistan, dove oggi pomeriggio delegazioni di alto livello si confronteranno su questioni cruciali per l’economia globale e, in particolare, per l’industria energetica italiana.
La delegazione americana è guidata dal vicepresidente J.D. Vance, accompagnato dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal genero del presidente Jared Kushner. Dalla parte iraniana siedono il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. I colloqui, mediati dal governo pakistano sotto il primo ministro Shehbaz Sharif, rappresentano i negoziati bilaterali di massimo livello dal 2015, quando il Segretario di Stato americano John Kerry negoziò l’accordo sul nucleare con Teheran.
Ma se i riflettori rimangono puntati sulle posizioni strategiche globali, un aspetto specifico tocca direttamente l’Italia: il controllo dello Stretto di Hormuz, dal quale transita il 20 percento del greggio mondiale. Questo passaggio è cruciale per le raffinerie ENI in Liguria, che dipendono significativamente dalle importazioni di petrolio dal Golfo Persico. Un eventuale blocco dello Stretto comporterebbe il rischio concreto di interruzione delle forniture, con effetti a cascata sui prezzi dei carburanti al consumo e sulla stabilità occupazionale nel settore petrolifero regionale.
La proposta americana, che consta di 15 punti, si concentra proprio su questo nodo: l’uranio arricchito iraniano, i missili balistici, l’allentamento delle sanzioni e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Dal canto suo, l’Iran chiede come precondizioni il cessate il fuoco in Libano e il completo sblocco dei beni congelati dalle sanzioni attraverso una garanzia sul passaggio sicuro attraverso Hormuz.
Donald Trump, alla vigilia dei colloqui, ha fatto sapere che gli Stati Uniti riapriranno il Golfo «abbastanza presto, con o senza la collaborazione dell’Iran», aggiungendo che altri Paesi sono «pronti ad aiutare». Una dichiarazione che sottintende una possibile azione militare americana per forzare il passaggio, uno scenario che non allevia le preoccupazioni delle industrie energetiche europee.
Le distanze tra le parti rimangono comunque immense. L’Iran arriva al tavolo con un piano in 10 punti che pretende la revoca totale delle sanzioni e il controllo di Hormuz, mentre Israele continua i bombardamenti sul fronte nord contro Hezbollah in Libano, rifiutando categoricamente di discutere una tregua nella regione. Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group, ha definito questo negoziato «costruito sulla sabbia», lasciando poco spazio a un accordo sui temi centrali della crisi.
I colloqui dovrebbero proseguire anche domani pomeriggio presso l’hotel Serena di Islamabad, preceduti da incontri separati delle delegazioni con il primo ministro pakistano. Ma l’atmosfera resta tesa, e per le raffinerie italiane ogni ora che passa senza una risoluzione rappresenta un’incertezza economica che non può essere ignorata.
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