Silvia Salis, il voltafaccia da «sindaca fino al 2030» all’«anti-Meloni» nazionale. Poi la smentita in una nota - Il Bias
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Silvia Salis, il voltafaccia da «sindaca fino al 2030» all’«anti-Meloni» nazionale. Poi la smentita in una nota

Silvia Salis si è macchiata contraddizione alla sua biografia politica. La sindaca di Genova, eletta meno di undici mesi fa promettendo di dedicarsi esclusivamente alla città ligure «almeno per cinque anni», ha aperto in un’intervista a Bloomberg alla possibilità di una candidatura nazionale alle prossime elezioni politiche contro Giorgia Meloni. Dalle promesse locali alle ambizioni ... <a title="Silvia Salis, il voltafaccia da «sindaca fino al 2030» all’«anti-Meloni» nazionale. Poi la smentita in una nota" class="read-more" href="https://ilbias.it/2026/04/12/silvia-salis-il-voltafaccia-da-sindaca-fino-al-2030-allanti-meloni-nazionale-poi-la-smentita-in-una-nota/" aria-label="Per saperne di più su Silvia Salis, il voltafaccia da «sindaca fino al 2030» all’«anti-Meloni» nazionale. Poi la smentita in una nota">Leggi tutto</a>

Silvia Salis si è macchiata contraddizione alla sua biografia politica. La sindaca di Genova, eletta meno di undici mesi fa promettendo di dedicarsi esclusivamente alla città ligure «almeno per cinque anni», ha aperto in un’intervista a Bloomberg alla possibilità di una candidatura nazionale alle prossime elezioni politiche contro Giorgia Meloni.

Dalle promesse locali alle ambizioni nazionali

Il clamore nasce da un lungo reportage dell’influente media statunitense Bloomberg, pubblicato il 9 aprile 2026, in cui la sindaca quarantenne viene definita «l’anti-Meloni» e un possibile volto nuovo dell’opposizione italiana. Alla domanda diretta «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni?», Salis ha risposto: «Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest’attenzione nazionale mi lusinga».
Ancora più esplicita è stata un’altra dichiarazioni: «Mentirei se dicessi che non prenderei neppure in considerazione una richiesta unitaria». Un’apertura che rappresenta un netto cambio di rotta rispetto alle affermazioni pubbliche dei mesi scorsi.

L’incoerenza con le promesse elettorali

Fino a pochissimo tempo fa, Silvia Salis ripeteva con fermezza di voler essere «sindaca di Genova fino al 2030». Nelle interviste successive alla sua elezione il 25 maggio 2025, aveva sottolineato di essere «stata eletta dai genovesi per occuparsi della città almeno per cinque anni». La promessa era chiara: uno mandato pleno da prima cittadina, senza distrazioni di fuga verso la scena nazionale.
L’elezione comunale aveva visto Salis affermarsi con il 51,5% delle preferenze, riportando Genova al centrosinistra dopo anni di amministrazione di centrodestra. Nella sua prima conferenza stampa da sindaca eletta, aveva dichiarato che la città «aveva bisogno di un vento nuovo» e di «scrollarsi di dosso una serie di anni e avvenimenti che ci avevano portato ai disonori delle cronache».

La precisazione con una nota

Di fronte al rimbalzo nazionale dell’intervista, Salis ha dovuto emettere una nota di chiarimento che suona più come un tentativo di gestlre l’imbarazzo che come una vera rettificha. «Non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato», ha ribadito. Tuttavia, la sindaca non ha negato le dichiarazioni rese a Bloomberg, limitandosi a spiegare che «di fronte a una richiesta unitaria sarebbe falso dire che non ci penserei neppure. Come d’altronde immagino farebbe chiunque».
Questa precisazione non cancella il fatto che l’apertura alla candidatura nazionale sia stata esplicita, pubblica e volontaria. Anzi, Salis ha persino condiviso l’intervista sulle proprie storie Instagram, mettendo in evidenza proprio il titolo che la definisce «anti-Meloni».

Il rifiuto delle primarie, l’apertura alla candidatura diretta

Un elemento che acuisce l’incoerenza è il rifiuto categorico delle primarie del centrosinistra, più volte criticato dalla stessa Salis. La sindaca ha ribadito il suo «no» alla corsa alle primarie, ma contemporaneamente lascia uno spiraglio aperto per una candidatura «unitaria» senza passare attraverso quel processo. Si tratta di una posizione che la mette in conflitto con la tradizione del centrosinistra, che tradizionalmente sceglie i suoi candidati attraverso consultazioni aperte.

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