La procedura Ue per disavanzo eccessivo coinvolge l’Italia con un deficit/Pil al 3,1% nel 2025, impedendo l’uscita dall’iter di infrazione e imponendo obblighi di correzione con possibili sanzioni. La Commissione europea esaminerà il caso a inizio giugno nel Semestre europeo, mentre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza che prevede il deficit sotto il 3% solo nel 2027.
Meccanismo formale della procedura
La procedura per disavanzo eccessivo, prevista dal Patto di stabilità e crescita, scatta quando un Paese Ue supera la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil o il 60% nel debito/Pil. Per l’Italia, con deficit al 3,1% nel 2025 secondo Eurostat, superiore al limite (che richiede un valore sotto il 2,95% per arrotondamento), permane l’obbligo di correzione tramite raccomandazioni su rientro del disavanzo e contenimento della spesa. L’iter espone a limitazioni nell’accesso a fondi comunitari e, in fasi avanzate, a sanzioni pecuniarie fino allo 0,05% del Pil annuo.
Obblighi e traiettoria di correzione per l’Italia
Roma deve presentare piani di aggiustamento fiscale per ridurre il deficit progressivamente. Il Documento di finanza pubblica 2026, approvato dal Cdm il 22 aprile, indica un deficit al 3,1% nel 2025 (dal 3,4% del 2024), con calo sotto il 3% solo nel 2027, ricalibrando le stime di crescita 2026 allo 0,6%. Il debito pubblico sale al 137,1% del Pil nel 2025 dal 134,7% del 2024, secondo posto in Ue dopo la Grecia, tra undici Paesi sopra il 3%. Undici Stati restano nella procedura, con l’Area euro media al 2,9% e Ue al 3,1%.
Cronologia delle scadenze imposte
La Commissione Ue valuterà l’uscita italiana a inizio giugno 2026 nel Semestre europeo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva sperato in un disavanzo sotto il 3% per anticipare l’uscita, ma i dati Eurostat l’hanno escluso. Il Def approvato ieri fissa il rientro nel 2027, con il governo che prepara la legge di bilancio 2027 sotto vincoli di austerità.
Possibili sanzioni economiche
Senza correzione, l’iter può evolvere in multa automatica, anche se raramente applicata. La permanenza blocca la clausola di salvaguardia per escludere 12 miliardi di investimenti in Difesa dalla spesa netta nei prossimi tre anni. Il ministro Giorgetti ha sottolineato che “senza questi dati l’andamento sarebbe stato discendente”, limitando spazio per investimenti senza tagli altrove.
Precedenti italiani e margine di negoziazione
Nel 2013-2015 l’Italia affrontò una procedura simile, con deficit sopra il 3%, imponendo piani di rientro e pressioni su spesa e crescita. Meloni critica il superbonus del governo Conte II, costato 40 miliardi nel 2026 e 20 nel 2027, ereditato dall’8,1% deficit/Pil del 2022, che toglie margini per sanità e scuola. Il MeF, tramite Giorgetti, negozia con Bruxelles una traiettoria flessibile, ma i dati Eurostat riducono lo spazio di manovra. La premier ha definito la misura “sciagurata”, puntando il dito sul predecessore Conte.
Fonti e approfondimenti


