Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, attribuisce il mantenimento dell’Italia nella procedura UE per disavanzo eccessivo al Superbonus, misura da 110 miliardi che ha prodotto un deficit/Pil al 3,1% nel 2025, superando la soglia del 3%. La premier ha definito lo strumento «sciagurato», sostenendo che i suoi esborsi hanno impedito di centrare l’obiettivo europeo nonostante un Pil stimato a 2.258 miliardi. L’impatto sul bilancio pubblico emerge dal Documento di finanza pubblica 2026, approvato dal Consiglio dei ministri.
Meloni ha rivendicato sui social il calo del deficit dal 8,1% del 2022 al 3,1% attuale, un dato migliore delle previsioni governative al 3,3%. «Oggi lo abbiamo portato al 3,1%», ha scritto la presidente del Consiglio, sottolineando un risultato «considerato da molti irraggiungibile». Secondo il governo, bastavano 20 miliardi di Pil in più per stare sotto il 3%, ma il Superbonus ha gravato sulle casse dello Stato con miliardi di euro di spesa nel 2025.
Impatto del Superbonus sui conti pubblici
Il Superbonus, introdotto dal governo Conte II, ha generato stanziamenti per 110 miliardi di euro, con effetti di cassa persistenti sui crediti d’imposta legati ai bonus edilizi. Nel Documento di finanza pubblica 2026, l’indebitamento netto del comparto pubblico sale al 2,9% nel 2026 rispetto al 2,8% previsto, al 2,8% nel 2027 contro il 2,6% e al 2,5% nel 2028 contro il 2,3%. Il rapporto debito/Pil raggiunge il 138,6% nel 2026, risentendo ancora degli impatti di cassa, per poi scendere al 138,5% nel 2027, 137,9% nel 2028 e 136,3% nel 2029.
L’analisi governativa punta il dito sul Superbonus come fattore chiave del deficit strutturale, con esborsi che hanno evitato un rientro sotto il 3% nonostante la crescita limitata da conflitti in Ucraina, Iran e Libano. Il mancato rispetto dei parametri UE riduce i margini di manovra economica e tiene l’Italia in procedura d’infrazione. Meloni ha smontato la «narrazione di Conte», definendo il Superbonus un «disastro» che pesa sul 3,1% del Pil.
Critiche e dati alternativi
Non tutti concordano sull’impatto economico del Superbonus. Alcuni osservatori sostengono che la responsabilità sia contabile, non economica, citando dati che non dimostrano un deficit prodotto direttamente dalla misura. Il governo replica scaricando sul bonus la colpa del superamento della soglia, in un contesto di stime Istat sul Pil 2025 a 2.258 miliardi. L’effetto riverbera sul Documento di finanza pubblica 2026, con proiezioni che incorporano gli oneri residui dei crediti fiscali.
Il confronto con le stime iniziali evidenzia deviazioni: il deficit al 3,1% è freddo e incontestabile, ma lo scarto minimo dal 3% amplifica il dibattito politico. Procedura UE confermata, Italia resta sopra soglia per l’impatto dei bonus edilizi sui bilanci. Gli esborsi continuano a influenzare l’indebitamento netto triennale.
Fonti e approfondimenti


