
L’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha concesso una deroga temporanea alle sanzioni sul petrolio russo, autorizzando per trenta giorni l’acquisto di greggio e prodotti petroliferi già caricati sulle navi, fino all’11 aprile, con l’obiettivo dichiarato di stabilizzare i prezzi energetici globali. La decisione, annunciata dal segretario al Tesoro Scott Bessent, ha provocato una reazione critica da parte delle istituzioni europee e di Kiev, che la considerano un segnale politico rischioso nel pieno della guerra in Ucraina e un potenziale vantaggio economico per Mosca.
La deroga americana: cosa prevede e perché è stata adottata
Secondo il documento diffuso dal Tesoro USA, la licenza temporanea consente agli importatori di acquistare petrolio e prodotti petroliferi russi caricati sulle navi a partire dal 12 marzo, permettendo alle stesse imbarcazioni di completare le consegne entro l’11 aprile, data di scadenza della deroga. La misura riguarda circa 100 milioni di barili di greggio bloccati in mare a causa del regime sanzionatorio, e viene presentata da Washington come un intervento “mirato e di breve termine” destinato a ridurre la pressione sui prezzi del petrolio senza, secondo la versione americana, fornire “benefici finanziari significativi” al governo russo.
Il segretario al Tesoro Bessent ha spiegato che gran parte delle entrate energetiche di Mosca derivano dalle tasse applicate al momento dell’estrazione, e non dalla vendita del greggio già in transito, sostenendo che l’effetto della deroga sui conti del Cremlino sarebbe limitato. Analisi indipendenti e stime di mercato riportate da diversi media, però, indicano che l’apertura temporanea potrebbe comunque tradursi per la Russia in incassi aggiuntivi valutati nell’ordine di centinaia di milioni di euro, in un contesto in cui il blocco allo stretto di Hormuz e la guerra in Iran hanno già spinto al rialzo i prezzi internazionali.
Le critiche dell’Unione europea e il timore per la sicurezza energetica
A Bruxelles, la decisione statunitense è stata definita “motivo di grande preoccupazione” dalla portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, che ha ribadito che “non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia” mentre la guerra in Ucraina prosegue e Mosca continua a colpire infrastrutture civili ed energetiche. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha avvertito che l’allentamento unilaterale del regime sanzionatorio sul petrolio russo “incide sulla sicurezza europea”, segnalando il rischio che il fronte occidentale appaia meno compatto agli occhi del Cremlino e dei partner internazionali.
Il commissario europeo Valdis Dombrovskis ha definito “autolesionista” qualsiasi alleggerimento delle misure contro Mosca in questa fase del conflitto, ricordando che l’Unione continua ad applicare un price cap sul petrolio russo e a lavorare per ridurre la dipendenza dalle forniture energetiche della Federazione. Nelle stesse ore, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e altri esponenti del governo di Kiev hanno criticato la scelta americana, affermando che la deroga contribuisce a “rafforzare la macchina bellica russa” proprio mentre l’esercito ucraino chiede più munizioni e sostegno per far fronte alle offensive sul fronte orientale.
Impatto sui mercati e sugli equilibri interni al fronte occidentale
Sul piano economico, la deroga statunitense si inserisce in una fase di forte volatilità dei mercati energetici, segnata dal conflitto nel Golfo Persico e dal rischio di strozzature nelle rotte marittime, in particolare nello stretto di Hormuz, che hanno già alimentato tensioni sui prezzi del greggio. Per l’amministrazione Trump, l’apertura temporanea al petrolio russo è anche una risposta alle preoccupazioni interne legate al costo dei carburanti per famiglie e imprese americane, in vista di una fase politica segnata dalle elezioni di midterm e dalle decisioni della Federal Reserve sui tassi.
Per l’Unione europea, invece, la scelta di Washington rischia di indebolire la narrativa di un fronte occidentale compatto e di complicare la gestione delle proprie politiche energetiche e sanzionatorie, sia sul piano dei messaggi politici sia su quello delle dinamiche di prezzo. Diversi analisti sottolineano che eventuali benefici di breve periodo sul fronte dei prezzi potrebbero essere controbilanciati da un rafforzamento della posizione negoziale di Mosca e da un’ulteriore pressione sui Paesi europei che hanno investito sul distacco dalle forniture russe.
Il nesso con la guerra in Iran e le mosse di Trump nello scenario mediorientale
La decisione di allentare per un mese le sanzioni sul greggio russo arriva mentre gli Stati Uniti sono impegnati in un conflitto aperto con l’Iran e cercano di gestire le conseguenze economiche della chiusura parziale o del rischio di chiusura dello stretto di Hormuz, uno dei principali choke point del traffico petrolifero mondiale. In più interventi pubblici, Trump ha rivendicato un ruolo diretto nei “negoziati” con quello che definisce il “nuovo regime” iraniano, sostenendo che gli Stati Uniti sono “in un’ottima posizione per trattare” e che l’operazione militare in corso contro Teheran è “una di grande successo”, destinata secondo il presidente a concludersi con un accordo.
Secondo ricostruzioni di stampa e comunicazioni ufficiali del Dipartimento di Stato, nel dossier iraniano sono coinvolti, oltre al presidente, il vicepresidente JD Vance, il genero Jared Kushner, l’inviato speciale Steve Witkoff e il segretario di Stato Marco Rubio, a conferma di una gestione fortemente presidenzializzata del dossier. In questo quadro, la deroga sulle sanzioni al petrolio russo è letta da diversi osservatori come parte di una strategia più ampia con cui la Casa Bianca cerca di tenere insieme esigenze interne di consenso, priorità militari in Medio Oriente e gestione dei rapporti con Mosca, con il rischio però di frammentare ulteriormente il fronte occidentale sul terreno ucraino.


