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Gli Stati Uniti di Trump: dall’Iran alla Russia, è tornata l’era delle mosse imprevedibili

La politica estera americana guidata da Donald Trump si muove tra una guerra in Iran sempre più pericolosa, il tentativo di coinvolgere l’alleato russo nella mediazione e il pressing su NATO e alleati europei per gestire la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Il risultato è un quadro in cui Washington cerca di tenere il controllo della crisi, ma rischia di allontanare l’Europa e di ridurre la propria credibilità diplomatica.

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La politica estera americana guidata da Donald Trump si muove tra una guerra in Iran sempre più pericolosa, il tentativo di coinvolgere l’alleato russo nella mediazione e il pressing su NATO e alleati europei per gestire la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Il risultato è un quadro in cui Washington cerca di tenere il controllo della crisi, ma rischia di allontanare l’Europa e di ridurre la propria credibilità diplomatica.

Il fronte iraniano è il più caldo: dopo l’uccisione dell’ayatollah Khamenei, attribuita a forze legate a Washington, il Paese ha intensificato bombardamenti su obiettivi statunitensi e sui Paesi del Golfo, costringendo l’amministrazione Trump a chiedere l’invio di navi da guerra di Francia, Regno Unito e Cina per scortare le rotte nello Stretto di Hormuz. Il presidente ha usato i social media come strumento ufficiale, minacciando conseguenze per chi non risponde alla chiamata d’aiuto, creando un’atmosfera di pressione e incertezza.

Nel frattempo, Trump ha avviato un dialogo telefonico prolungato con Vladimir Putin, proponendo il ruolo di Mosca come mediatore in una possibile soluzione politica rapida. Una mossa che ha sorpreso alleati europei abituati a una Russia più dura nei confronti dell’Occidente e che ha aperto discussioni su quanto la Casa Bianca sia disposta a “negoziare” con il Cremlino, anche a costo di indebolire la linea unanime contro l’aggressione russa in Ucraina.

Esternamente, questi gesti rafforzano l’immagine di un’America più aggressiva ma meno prevedibile, con numerose élite europee che guardano con preoccupazione a Washington e con un’opinione pubblica che vede sempre più spesso gli Stati Uniti come una minaccia potenziale, oltre che un alleato. L’imprevedibilità della Casa Bianca, unita all’accento su soluzioni rapide e muscolari, lascia un’UE in cerca di nuovi equilibri e di una propria strategia estera meno dipendente dal partner americano.

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