Il Governo Meloni ha sei decreti-legge urgenti in discussione tra Camera e Senato che monopolizzano i lavori parlamentari nelle prossime settimane. Prevalentemente su misure economiche per l’emergenza energetica, questi provvedimenti rischiano la decadenza se non convertiti entro 60 giorni dalla loro approvazione. Giorgia Meloni terrà un’informativa il 9 aprile alla Camera alle 9 e al Senato alle 12 per illustrare il loro ruolo nell’azione di Governo.
La maggioranza punta ad accelerare i tempi dopo il referendum sulla Giustizia e le festività pasquali. I decreti occupano le Aule e spingono in secondo piano altri provvedimenti, tra cui la riforma della legge elettorale. Nazario Pagano, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, ha indicato via libera della Camera entro l’estate e approvazione definitiva entro fine anno.
Rallenta l’iter della riforma elettorale
Giovedì la commissione Affari Costituzionali della Camera voterà il perimetro della norma, definendo aspetti come le modalità di voto per italiani all’estero e fuorisede. L’iter è partito il 31 marzo con l’incardinamento del testo base del centrodestra, abbinato a otto proposte dell’opposizione.
La proposta, detta Stabilicum, introduce un sistema proporzionale con premio di governabilità per la coalizione più votata, che con almeno il 40% riceve 70 seggi in più alla Camera e 35 al Senato. Elimina quasi del tutto i collegi uninominali e mantiene la soglia di sbarramento al 3%. Le coalizioni devono indicare il candidato premier nelle liste.
Il Rosatellum attuale rischia di generare ingovernabilità, secondo il Governo. La premier Meloni considera la riforma una priorità per la stabilità futura e ha avvisato la maggioranza: con i numeri in Parlamento non tollera passi falsi, altrimenti voto anticipato.
I decreti in coda riguardano bollette, Pnrr, accise e sicurezza, intasando i calendari di Camera e Senato. Questo slittamento rallenta i disegni di legge cari al centrodestra. La maggioranza ha i numeri per approvare la riforma, ma l’esito dipende dalla tenuta dell’accordo tra partiti e dalle modifiche in esame.
Non si prevedono testi blindati: audizioni definiranno il testo base, con discussioni su premio di maggioranza, ballottaggio e liste bloccate. Per Fratelli d’Italia sono entrati in commissione Giovanni Donzelli e Rossi; Forza Italia valuta Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio.
La legislatura scade nell’autunno 2027, ma il Governo vuole chiudere entro l’anno per scongiurare instabilità post-elettorale. Meloni interverrà domani per tracciare la road map.


