Ripescaggio dell'Italia ai mondiali al posto dell'Iran, come sta andando - Il Bias
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Ripescaggio dell’Italia ai mondiali al posto dell’Iran, come sta andando

Italia ripescata ai mondiali di calcio? Nuovo tentativo in corso, ma non sarà facile.

L’ipotesi di un ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 legato al caso Iran resta soprattutto un’operazione politica e mediatica: tecnicamente è possibile, ma al momento viene considerata dagli addetti ai lavori una strada molto remota.

Il caso Iran: guerra, visti e ultimatum

Da mesi la partecipazione dell’Iran al Mondiale 2026 – in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico – è condizionata dalle tensioni con Washington, esplose con la guerra iniziata a fine febbraio e aggravate dal tema dei visti per atleti, staff e dirigenti. Teheran ha posto dieci condizioni per confermare la propria presenza, chiedendo garanzie sui permessi d’ingresso per giocatori e accompagnatori, in particolare per chi ha avuto ruoli o servizio nelle Guardie Rivoluzionarie (IRGC), considerate organizzazione terroristica dagli Usa. L’Iran pretende inoltre massime misure di sicurezza, il rispetto formale di bandiera e inno, il divieto di bandiere alternative negli stadi e conferenze stampa limitate a domande esclusivamente calcistiche. Sullo sfondo c’è un ultimatum fissato dalla Fifa: entro metà maggio Teheran deve sciogliere definitivamente le riserve, pena pesanti sanzioni economiche in caso di rinuncia tardiva.

La strategia di pressione e il ruolo della Fifa

Gianni Infantino, almeno a parole, ha chiuso più volte la porta all’ipotesi di vedere l’Italia al Mondiale al posto dell’Iran, ribadendo che la priorità dell’organismo è garantire la partecipazione delle squadre qualificate sul campo. La Fifa, però, si muove su un terreno scivoloso: il dossier visti è competenza degli Stati Uniti e del Canada, mentre gli equilibri geopolitici rendono ogni scelta sportiva potenzialmente esplosiva sul piano diplomatico. Per questo è stato fissato un vertice a Zurigo con la federazione iraniana il 20 maggio, data considerata decisiva per capire se Teheran confermerà la propria presenza o aprirà la porta a un clamoroso forfait. In questo contesto, il “caso Iran” è diventato anche terreno di pressione di lobby politiche e imprenditoriali – basti pensare alle proposte di giocare tutte le partite dell’Iran fuori dagli Usa, già giudicate “impraticabili” dai vertici Fifa.

Le chance dell’Italia: tra regolamenti e geopolitica

Sul piano strettamente regolamentare, il ripescaggio in caso di rinuncia non è regolato da criteri obbligatori: la Fifa mantiene ampia discrezionalità nella scelta dell’eventuale nazionale sostitutiva. È proprio questo vuoto normativo ad alimentare le speranze di una parte del fronte italiano, convinta che il peso storico degli Azzurri, il bacino di tifosi e il ranking possano spingere la Fifa a rimettere in corsa l’Italia. Tuttavia diversi esperti ricordano che la prassi dell’organismo è quella di restare all’interno della stessa confederazione: in caso di esclusione di una squadra asiatica, la priorità andrebbe ad altre nazionali dell’AFC, dalle meglio piazzate nei playoff alle escluse con miglior coefficiente. Anche per questo molte testate sportive parlano di “speranza ridotta a un lumicino”, sottolineando come la combinazione tra equilibrio geopolitico e interessi commerciali non faccia dell’Italia la candidata naturale alla sostituzione dell’Iran.

Un tormentone tutto italiano

Nonostante la freddezza della Fifa e le obiezioni giuridiche, l’ipotesi ripescaggio continua a rimbalzare nel dibattito pubblico nazionale, alimentata da ogni dichiarazione proveniente da Teheran o da Zurigo. Ogni nuova tensione sui visti, ogni intervista di un dirigente iraniano o un rinvio decisionale vengono letti in chiave italiana, trasformando una crisi geopolitica complessa in un eterno “tormentone Mondiale”. Perché lo scenario cambi davvero, però, servirebbero due condizioni: una rinuncia formale dell’Iran entro le scadenze fissate e una scelta politica molto coraggiosa (e controversa) da parte della Fifa, disposta a rompere gli equilibri tra confederazioni per riportare gli Azzurri sulla vetrina più importante del calcio mondiale.

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