È la fine di un’era, quella che si è consumata ieri 13 maggio nell’Aula del Consiglio Federale FIGC. Il presidente dimissionario Gabriele Gravina ha proposto, e il Consiglio ha condiviso, di commissariare l’AIA per ripristinare il regolare funzionamento dell’Associazione Italiana Arbitri, «condizionando tale decisione all’esito della risposta che la Sezione Consultiva del Collegio di Garanzia presso il Coni darà in merito».
Al centro della tempesta c’è Antonio Zappi, l’ormai ex numero 1 degli arbitri italiani, che ha visto respingere il ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport e subire la conferma della sanzione di 13 mesi di inibizione in tre gradi di giudizio. La condanna impedisce, per regolamento, di ricoprire cariche all’interno dell’ordinamento sportivo e sancisce di fatto la decadenza da presidente dell’AIA.
Le «indebite pressioni»: la scintilla dello scandalo
Alla base dell’inibizione inflitta a Zappi ci sono le «indebite pressioni» esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, «al fine di fare spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi». Una manovra che ha violato l’articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva — che regola lealtà, correttezza e probità dei tesserati — e diversi articoli del Regolamento AIA e del Codice Etico dell’associazione stessa.
Zappi, in una lettera diffusa dall’associazione, ha cercato di chiudere il capitolo con dignità: ««Lascio il mio incarico con malinconia, ma anche con profondo rispetto per ciò che questa esperienza ha rappresentato nella mia vita, e con sincera gratitudine». «La giustizia non è di questo mondo. Le decisioni però si rispettano, chi conosce davvero questa vicenda sa bene cosa è realmente accaduto».
L’ex presidente ha rivendicato «la nomina di organi tecnici di altissimo profilo, il rafforzamento della tutela normativa di contrasto alla violenza a favore dei giovani arbitri, uno storico contenimento dei costi di gestione delle designazioni arbitrali». Ma non è riuscito a portare a compimento quella «riforma tecnica e associativa ampia e strutturata, orientata alla progressiva professionalizzazione degli arbitri di vertice» che aveva promesso.
Il Comitato Nazionale da 25 minuti: niente dimissioni
Il Comitato Nazionale AIA di martedì sera è durato appena 25 minuti (dalle 19.40 alle 20.05) e ha prodotto una sola decisione rilevante: la dichiarazione di decadenza di Zappi, una «formalità» che qualcuno ha provato a far saltare «minacciando di non presentarsi».
Oltre alla decadenza, il CN ha approvato i verbali delle sedute precedenti — compresa quella in cui Braschi è stato dichiarato «assente ingiustificato» — e ha espresso vicinanza istituzionale a Rocchi e Gervasoni, ex designatore ed ex supervisore VAR, entrambi autosospesi. Ha anche ricordato Marcello Marchioni, Presidente del Comitato dei Garanti AIA.
Ma la notizia vera è un’altra: il CN dell’AIA ha deciso — senza deciderlo — che saranno loro a fare le nomine del prossimo 30 giugno/1 luglio, visto che non si farà in tempo ad indire le elezioni. Come ha scritto Edmondo Pinna sul Corriere dello Sport: «Un CN espressione di un presidente che è decaduto (ma il famoso listino collegato?), che ha avallato le «indebite pressioni» per nominare due organi tecnici, adesso rischia di fare nuove nomine tecniche vincolanti per il nuovo presidente dell’AIA (e, soprattutto, per il nuovo Comitato Nazionale, visto che sarà rieletto ex novo) per i prossimi due anni».
La delusione della FIGC: «Nessun rigurgito di dignità»
In Federcalcio sono rimasti «(ancora una volta, ma senza stupirsi) delusi». Si aspettavano «una presa di posizione in linea con quello che sta vivendo il mondo del calcio, ovvero le dimissioni». «S’è dimesso Gravina, si è autosospeso Rocchi (con Gervasoni), possibile che nessuno abbia avuto un rigurgito di dignità?».
Nessuna dimissione significa che questo CN accompagnerà l’AIA «come scritto nei regolamenti» fino alle elezioni, che non potranno avvenire entro il 30 giugno/1 luglio, giornate storicamente dedicate alle scelte per la stagione successiva. Dunque, fino alle nomine.
Certo, suona strana la frase pronunciata da Affinito: «È l’ultimo Comitato Nazionale di cui faremo parte», anche se poi ha chiuso il suo intervento con «ci vedremo presto».
Il commissariamento inevitabile: cosa succederà ora
Dunque, l’AIA ha fatto la sua mossa. Ora spetterà alla Figc rispondere. Da giorni si studiano carte e regolamenti. Perché l’alternativa — e la risposta alla frase di Affinito — potrebbe essere il commissariamento, che sembra inevitabile.
Come ha spiegato la FIGC, «alla base della decisione c’è la decadenza del presidente Antonio Zappi, condannato a 13 mesi di inibizione». «Come è possibile lasciare ad una governance che fra tre mesi potrebbe non esistere più scelte così delicate? Scelte per le quali il loro presidente è stato condannato per «indebite pressioni»? Non essendo arrivato quell’atto di «buon senso» auspicato, il Consiglio Federale della prossima settimana deciderà, soprattutto dopo aver sentito il Coni, che dovrà essere parte attiva in questa scelta, sul commissariamento».
Sul nome di Rizzoli, individuato in un primo momento come possibile tutor dell’AIA, stanno emergendo i primi, forti dubbi. «Chi sperava nell’uomo di Mirandola dovrà rifare i calcoli».
Il retroscena Milan: l’inchiesta che scuote gli arbitri
L’AIA è già travolta dall’inchiesta della Procura di Milano, che coinvolge il mondo arbitrale italiano. Nell’inchiesta spunta anche il caso Inter-Roma della scorsa stagione, con al centro un presunto fallo di Evan N’Dicka su Yann Bisseck non sanzionato dopo un confronto interno alla sala Var.
Nella ricostruzione raccolta dagli investigatori, alla richiesta di intervento dell’assistente Var sarebbe arrivata una risposta netta: «Fatti i fatti tuoi». Il dettaglio più delicato riguarda la successiva verifica tecnica: l’audio relativo a quel dialogo non sarebbe stato rinvenuto.
Professionalizzazione bloccata: AIA contro Figc
Il caos arbitrale si inserisce in un contesto più ampio di resistenza alla riforma del professionismo. La FIGC intende procedere con la professionalizzazione degli arbitri, ma l’AIA «non vuole perdere soldi e potere», mentre la Lega Calcio spinge per un cambiamento.
Com’è ovvio immaginare, l’AIA non vede di buon occhio l’eventualità di perdere il controllo sui migliori esponenti della squadra arbitrale, che entrerebbero nella nuova società creata dalla Figc. E, ovviamente, a non essere gradita dell’associazione dei direttori di gara è anche la conseguente perdita di risorse economiche che deriverebbe dal nuovo assetto dato agli arbitri dall’ingresso nel professionismo.
La FIGC vuole portare «il più in fretta possibile» in Consiglio federale una riforma strutturale, spinta dalle pressioni dei club, che da settimane chiedono un intervento immediato. La Federazione si prenderebbe la regia, l’AIA resterebbe a bordo, ma senza la leva più pesante: la nomina del designatore di Serie A e B.
Il prossimo passo: 26 maggio
Il prossimo Consiglio Federale sarà il 26 maggio. Nel frattempo, l’AIA si prepara comunque alle elezioni, ma il commissariamento rimane sul tavolo come possibilità concreta. Come ha titolato SportMediaset: «La Figc dà l’ok al commissariamento dell’Aia ma condizionato al parere del Collegio di Garanzia».
Il momento è di «grande tristezza e amarezza», hanno dichiarato i vertici AIA, compresa la vicepresidente Massini. Per l’associazione arbitrale italiana, il futuro rimane incerto, sospeso tra commissariamento federale e elezioni anticipate che dovranno ridisegnare una governance profondamente compromessa.


