Ferrari Luce affonda in Borsa: il mercato boccia la prima elettrica, Montezemolo parla di “distruzione di un mito” - Il Bias
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Ferrari Luce affonda in Borsa: il mercato boccia la prima elettrica, Montezemolo parla di “distruzione di un mito”

La prima Ferrari elettrica debutta a 550 mila euro, ma il titolo crolla in Borsa e Montezemolo attacca: “Si rischia la distruzione di un mito”.

Ferrari inaugura la sua era elettrica con Luce, ma il debutto della prima vettura 100% a batteria di Maranello arriva accompagnato da una brusca reazione dei mercati. A Piazza Affari il titolo del Cavallino ha perso circa il 6-7% nelle prime ore di contrattazione, scendendo fino all’area dei 285-291 euro per azione, in una seduta segnata da vendite diffuse e forte scetticismo degli investitori.

La presentazione di Luce, avvenuta al Quirinale davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha segnato una tappa storica per la casa di Maranello. Ferrari ha mostrato la sua prima elettrica con un posizionamento chiaramente premium, fissando un prezzo d’attacco di 550.000 euro e indicandola come modello di altissima gamma, non destinato ai grandi volumi ma a una clientela ultra-selezionata.

Proprio il prezzo è uno dei punti che hanno pesato sulla reazione del mercato. Le letture degli analisti richiamate dalle cronache sottolineano che il listino di Luce appare molto sopra il prezzo medio di vendita Ferrari del primo trimestre 2026, indicato intorno a 453.000 euro, e superiore anche a quello della Testarossa, oggi il modello più caro in gamma.

Un altro elemento che spiega il nervosismo degli investitori è il posizionamento industriale della vettura. Secondo le analisi riportate da più testate, Luce rischia di restare un prodotto di nicchia, con una quota limitata sui volumi complessivi della casa, mentre parte del mercato teme che il passaggio all’elettrico possa allontanare Ferrari da alcuni dei tratti che hanno costruito il suo mito: sound, emozione, identità tecnica e rarità percepita.

La reazione più dura, però, è arrivata da Luca Cordero di Montezemolo. L’ex presidente Ferrari, interrogato sulla nuova elettrica a margine dell’assemblea di Confindustria, ha usato parole molto nette. Il virgolettato riportato dalle agenzie è questo: «Se dovessi dire quello che penso, farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito e mi dispiace moltissimo. Almeno si tolga il cavallino».

Montezemolo ha aggiunto anche una battuta sulla concorrenza cinese, dicendo che quella sarebbe «almeno una macchina che i cinesi non copieranno». La sua posizione non è nuova: già nei mesi precedenti aveva espresso forte scetticismo verso una Ferrari totalmente elettrica, sostenendo che una scelta del genere snaturi la natura del marchio e cancelli una parte essenziale della sua identità.

Il contrasto tra la strategia di Ferrari e la reazione di una figura simbolica come Montezemolo dà la misura del dibattito aperto attorno a Luce. Da un lato c’è la necessità di accompagnare la transizione tecnologica e presidiare il segmento elettrico di lusso; dall’altro c’è il rischio, percepito da una parte dei tifosi e degli investitori, che il Cavallino perda qualcosa di irripetibile nel passaggio alla nuova era.

Per ora, il giudizio del mercato è stato freddo: la promozione simbolica della nuova elettrica non è bastata a compensare i dubbi su prezzo, immagine e posizionamento. E proprio questo spiega perché il debutto di Luce, invece di essere celebrato come una festa industriale, si sia trasformato in un test impegnativo per l’intero futuro della Ferrari.

Il caso arriva mentre la mobilità elettrica, dai mezzi urbani ai marchi di lusso, continua a dividere mercato, consumatori e identità dei brand.

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