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Meloni si prende il Turismo ad interim e congela il rimpasto dopo Santanchè

Giorgia Meloni assume ad interim il Ministero del Turismo dopo le dimissioni di Santanchè, bloccando l’ipotesi di un rimpasto. La premier punta alla stabilità, mentre si apre la corsa per il successore.

meloni ritratto seria

Dopo le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè, rassegnate con una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in cui rivendica un “certificato penale immacolato” e afferma di essere “abituata a pagare i conti anche degli altri”, il governo ha scelto la via della continuità: la premier ha assunto ad interim la guida del dicastero, con decreto firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da Palazzo Chigi filtra la linea del “nessun rimpasto, nessuna crisi”, mentre nel centrodestra resta aperta la partita del successore, con il nome del deputato di Fratelli d’Italia Gianluca Caramanna in cima al totonomi insieme ad altre ipotesi politiche e tecniche.

Le dimissioni di Santanchè e la lettera alla premier

La ministra del Turismo ha annunciato le dimissioni il 24 marzo, a circa 24 ore dalla nota serale di Palazzo Chigi in cui Meloni aveva auspicato un passo indietro “nell’interesse del governo e del Paese”, dopo settimane di polemiche sulle inchieste che la riguardano. In una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio, Santanchè ha scritto di non avere “difficoltà a dire ‘obbedisco’”, sottolineando che il proprio certificato penale è “immacolato” e che sulla vicenda della cassa integrazione “non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio”, ma aggiungendo di non voler essere trasformata in un “capro espiatorio”.

L’uscita dal governo è arrivata dopo un pressing crescente anche all’interno della maggioranza e dopo la presentazione di una mozione di sfiducia individuale da parte delle opposizioni, che hanno accolto l’annuncio delle dimissioni con un applauso dai banchi della Camera. Nella nota diffusa da Palazzo Chigi, Meloni ha ringraziato Santanchè per “la grande dedizione” e per il contributo al rilancio del turismo italiano nel periodo successivo alla pandemia, sottolineando che il governo continuerà a considerare il comparto un “asset strategico” dell’economia nazionale.

L’interim a Meloni e il segnale di “stabilità” a Mattarella

Contestualmente all’addio di Santanchè, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto che affida a Giorgia Meloni l’interim del Ministero del Turismo, su proposta della stessa presidente del Consiglio. La scelta di accorpare temporaneamente il dicastero a Palazzo Chigi, invece di procedere subito alla nomina di un nuovo ministro e a un rimpasto più ampio, viene presentata dalla maggioranza come un modo per garantire continuità operativa e per evitare l’apertura di una fase politica più incerta dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia.

Secondo ricostruzioni di stampa e fonti parlamentari, Meloni ha avuto un colloquio telefonico con Mattarella in cui ha escluso l’ipotesi di un “Meloni bis” e di un nuovo passaggio alle Camere, ribadendo l’intenzione di “ripartire di slancio” senza modificare l’assetto complessivo dell’esecutivo. La linea del “nessun rimpasto, zero crisi” viene letta anche alla luce di altre dimissioni che hanno interessato la compagine governativa nelle ultime settimane, da Giusi Bartolozzi ad Andrea Delmastro, che le opposizioni hanno utilizzato per descrivere un governo in affanno dopo il voto referendario.

Il totonomi per il dopo Santanchè

Mentre la presidente del Consiglio tiene per sé l’interim, nel centrodestra è iniziato il confronto sui possibili profili per la guida stabile del Turismo, incarico che il governo considera cruciale in vista della stagione estiva e degli appuntamenti internazionali legati alla promozione del brand Italia. Tra i nomi più ricorrenti c’è quello di Gianluca Caramanna, deputato di Fratelli d’Italia, responsabile turismo del partito e già consulente del ministero, indicato da più ricostruzioni come il candidato politicamente più “allineato” alla linea della premier.

Accanto a Caramanna vengono citati altri profili politici di area centrodestra, come il senatore Salvo Sallemi e l’imprenditore del settore turistico Costanzo Jannotti Pecci, oltre a figure tecniche legate all’Enit, come Elena Nembrini e Sandro Pappalardo. In più di un retroscena è comparso anche il nome di Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, ipotesi che però incontra resistenze in parte della maggioranza, mentre risultano più defilate soluzioni di peso come il governatore del Veneto Luca Zaia.

La partita politica dietro un interim che può durare

Nel quadro segnato dal voto sul referendum e dalle dimissioni a catena di alcune figure di governo, l’interim al Turismo consente a Meloni di rinviare decisioni che potrebbero alterare gli equilibri tra i partiti della coalizione e di mantenere un controllo diretto su un settore a forte impatto economico e simbolico. La scelta del successore, che nelle intenzioni della maggioranza dovrebbe arrivare dopo una fase di “raffreddamento” delle polemiche, si intreccia con altri dossier delicati per Fratelli d’Italia e per gli alleati, a cominciare dalla riforma elettorale e dalla gestione dei rapporti interni al governo dopo la sconfitta referendaria.

Per le opposizioni, la vicenda del Turismo conferma invece l’immagine di un esecutivo costretto a reagire più che a dettare l’agenda, con dimissioni spesso sollecitate dall’esterno e con un crescente uso degli interim per evitare di aprire formalmente la partita del rimpasto. La durata dell’interim e il profilo che verrà scelto per il dopo Santanchè saranno uno dei banchi di prova della strategia con cui la presidente del Consiglio intende gestire la fase post-referendum, tenendo insieme l’obiettivo di mostrare stabilità e la necessità di rispondere alle pressioni politiche interne ed esterne alla maggioranza.

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