La visita di Jordan Bardella al Parlamento fiammingo di Bruxelles l’11 giugno, accompagnata da proteste e scontri con la polizia, consente di ricostruire sia il profilo politico della tappa sia la dinamica delle manifestazioni. Il leader del Rassemblement National arriva nella capitale belga per rafforzare i rapporti con Vlaams Belang, mentre fuori dal Parlamento centinaia di manifestanti contestano la presenza dell’estrema destra francese nel cuore istituzionale del Belgio.
La visita al Parlamento fiammingo
L’11 giugno Bruxelles è l’ultima tappa del tour europeo di Jordan Bardella, leader del Rassemblement National, che arriva nella capitale belga su invito del partito nazionalista fiammingo Vlaams Belang. L’appuntamento è al Parlamento fiammingo, dove Bardella tiene un intervento ufficiale per rafforzare un’alleanza politica ormai decennale con la destra radicale fiamminga e, soprattutto, per consolidare una rete europea in vista delle prossime scadenze elettorali francesi e continentali.
Nel suo discorso, Bardella insiste sulla necessità di una cooperazione più stretta tra i partiti affini sulle politiche migratorie e di asilo, sostenendo che un’azione coordinata possa ridisegnare i processi decisionali dell’Unione europea. L’idea è quella di un fronte sovranista capace di spostare l’asse delle decisioni europee verso una linea più dura su frontiere, espulsioni e gestione dei richiedenti asilo, con proposte che includono la possibilità di valutare le domande fuori dal territorio europeo e di accelerare i rimpatri.
Le proteste annunciate: chi scende in piazza
La presenza del leader dell’estrema destra francese non passa inosservata. Già nei giorni precedenti, una coalizione di organizzazioni antifasciste, sindacati e collettivi studenteschi aveva annunciato mobilitazioni contro la visita, convocando un presidio a Place Madou, non lontano dal Parlamento fiammingo. Il Front Antifasciste Bruxellois, legato al network internazionale Antifa, diffonde appelli sui social per una manifestazione “più larga possibile” contro quella che viene definita la normalizzazione di un progetto politico incompatibile con uguaglianza e libertà democratiche.
Secondo le ricostruzioni, all’esterno dell’edificio si radunano alcune centinaia di manifestanti, che accusano il movimento di Bardella di promuovere politiche che mettono a rischio diritti e stato di diritto. La protesta assume fin da subito un carattere esplicitamente anti-estrema destra e anti-razzista, con slogan e cartelli contro la collaborazione tra RN e Vlaams Belang e contro un’Europa che, a loro giudizio, sta sdoganando il linguaggio e l’agenda dell’ultradestra.
Quando e come gli scontri degenerano
Il punto di rottura arriva quando una parte dei manifestanti prova a muoversi verso la cosiddetta “zona neutra” attorno al Parlamento, un perimetro in cui le manifestazioni sono vietate o fortemente regolamentate per motivi di sicurezza. Diverse cronache internazionali riferiscono che gruppi più radicali cercano di superare le barriere e i cordoni della polizia, mentre altri si staccano dal presidio per dirigersi verso sedi e simboli della destra radicale.
The Brussels Times e altre testate descrivono una scena in cui la protesta, inizialmente statica, si trasforma in marcia non autorizzata, con lancio di oggetti e fuochi d’artificio verso gli agenti, vetrine danneggiate e tentativi di raggiungere la sede di Vlaams Belang. La risposta delle forze dell’ordine è l’impiego di cannoni ad acqua e cariche per disperdere i manifestanti più aggressivi, con diversi fermi e arresti nel corso della serata.
Video diffusi dai media mostrano finestre infrante, strade bloccate e scontri corpo a corpo tra manifestanti mascherati e polizia nelle vie intorno al Parlamento fiammingo, con fumogeni e barriere improvvisate. Altre fonti parlano di cortei che, dopo essere stati respinti, si disperdono in piccoli gruppi per le vie del centro, continuando azioni di disturbo e danneggiamenti.
La narrazione di Bardella e il messaggio politico
Dentro il Parlamento, Bardella sceglie un registro molto diverso. Davanti a sostenitori e dirigenti di Vlaams Belang, il leader francese parla di “alleanza storica” con il partito fiammingo e presenta la collaborazione come laboratorio per un blocco sovranista capace di condizionare gli equilibri europei. Nelle sue parole, l’Europa deve dotarsi di strumenti più duri per controllare i confini, valutare le domande di asilo in centri esterni e rendere più rapide le espulsioni, con l’obiettivo di “riprendere il controllo” sulle migrazioni.
L’episodio di Bruxelles, per Bardella, diventa così un messaggio in due direzioni: verso l’interno, per mostrarsi come leader europeo riconosciuto da altri partiti affini; verso l’esterno, per mostrare che l’estrema destra ha una rete transnazionale capace di mettere in discussione l’attuale governance dell’UE. È lo stesso terreno politico su cui si muovono molte destre continentali, anche se i contesti nazionali restano diversi, come mostra il caso della sconfitta di Orbán letta nel quadro europeo.
Una capitale europea sotto pressione
La giornata dell’11 giugno conferma ancora una volta il ruolo di Bruxelles come epicentro delle tensioni politiche europee. Nella stessa città in cui hanno sede Commissione, Consiglio e Parlamento europeo, la visita di un leader dell’estrema destra francese diventa motivo di mobilitazione, scontro di piazza e discussione sul confine tra libertà di espressione e contrasto ai discorsi d’odio.
Le autorità belghe si ritrovano a gestire un equilibrio delicato: da un lato garantire la sicurezza di un evento politico legittimamente organizzato in una sede istituzionale, dall’altro assicurare il diritto di manifestare per chi si oppone a quella visione politica. Il passaggio dagli slogan agli scontri, con l’uso di idranti e arresti, alimenta un dibattito interno sul modo in cui la polizia gestisce le proteste e, più in generale, sul rischio che ogni appuntamento dell’ultradestra in città si trasformi in potenziale detonatore di violenza.
Un test per l’Europa che verrà
Al di là della cronaca, la visita di Bardella a Bruxelles è un test anticipato per l’Europa che si prepara alle prossime scadenze: la costruzione di nuovi gruppi parlamentari di estrema destra, le alleanze tra partiti nazionalisti e la reazione delle società civili. La tappa belga mostra come ogni passo verso la normalizzazione istituzionale dei movimenti radicali sia accompagnato da una contro-mobilitazione che non teme lo scontro, né simbolico né, purtroppo, fisico.
Per chi osserva da fuori, resta una domanda aperta: quanto questi episodi rafforzano la narrativa vittimistica e mobilitante dell’estrema destra, e quanto invece contribuiscono a fissare un limite sociale all’inaridimento democratico? La risposta dipenderà anche da come le istituzioni europee e i partiti tradizionali decideranno di gestire, nei prossimi mesi, il doppio fronte dei palazzi e delle piazze. Un nodo che riguarda pure il dibattito italiano sulla collocazione politica dell’Italia in Europa.


